Una nuova sinistra
popolare e di massa

rossodisera.info, 17 aprile 2008

Quando si incorre in una sconfitta così sonora e inequivocabile, e inoltre imprevista e inaspettata nelle dimensioni, come quella che ha subito il progetto della Sinistra l’Arcobaleno bisogna innnanzittuto fermarsi a riflettere. Non ci sono ricette semplici e, sebbene la politica sia oltre che ragione anche passione e conflitto che impongono scelte tempestive, il peggio sarebbe continuare lungo strade note come se nulla fosse successo. Insipienza sarebbe continuare nel progetto lanciato dai quattro partiti senza alcuna soluzione di continuità raccogliendo quei reduci della sconfitta che ancora “ci stanno”. Ma altrettanto grottesco sarebbe pensare che la via di uscita è quella di ritornare a sicuri lidi identitari, sia comunisti che socialisti, che i fatti dimostrano di non parlare più all’immaginario di nessuno. Segno di una profonda fragilità sarebbe precipitarsi nel Partito democratico sull’onda di un’amara sconfitta.

Che la discussione nei partiti della sinistra, a cominciare da Rifondazione, si sia immediatamente trasformata in una resa dei conti interna è la conferma di quello che il voto ci dice. Che essi sono ormai scatole vuote e una somma di dirigenti privati dall’esito elettorale di ogni legittimazione. E nemmeno le associazioni e i movimento politici stanno in una condizione migliore anche se in esse rimane l’esigenza di una rinnovamento dell’agire politico che può diventare un punto fecondo da cui ripartire.
Se le cose stanno così non mi convincono le recriminazioni e gli anatemi né le posizioni più o meno esplicite di chi comincia a pensare che non ci sia alternativa alla scelta, ora, di ricostruire una posizione di sinistra nel Pd. Ciò può restituire una speranza a carriere politiche spezzate dal voto ma non rispondere ai problemi del paese.
Appunto, i problemi del paese. E’ questo il luogo da cui ripartire per ricostruire una sinistra all’altezza del tempo presente, radicando programmi e organizzazione politica laddove si vivono i bisogni e le ingiustizie del tempo presente, interrogandosi sulle condizioni materiali ma anche sull’evoluzione delle mentalità che, oggi, orienta ogni disagio sociale vissuto sulla pelle di tanti uomini e donne più a destra che a sinistra.

C’è qualcuno che a sinistra ha la risposta pronta a questi quesiti? Nessuno. Bisogna cercarli facendo tutti un passo indietro, sviluppando fino in fondo, anche nei congressi dei partiti che si annunciano imminenti, un confronto e una ricerca che siano insieme liberi e solidali, riportando la politica nei luoghi in cui le persone vivono, soffrono, gioiscono, e costruiscono la loro vita. Senza estremismi e minoritarismi, senza rinunciare a una politica delle alleanze e respingendo la retorica dell’opposizione a ogni costo, ma senza venir meno a un progetto di cambiamento.

E’ questa la ragione per cui tante e tanti saranno a Firenze il 19 aprile. L’iniziativa promossa da Ginsborg acquista ora un significato oggettivamente diverso da quello che aveva nel momento in cui è stata pensata. E augurabile che se ne rendano conto gli stessi promotori senza per questo cedere a deliri di onnipotenza o al rituale di atti salvifici ma gettando le basi di un lavoro di ricostruzione dal basso, democratico e partecipato. Insomma, ciò che alcuni di noi hanno da tempo auspicato.
E’ ovvio che se tutto ciò non è accompagnato a un’enorme lavoro di conoscenza di quello che è diventata la società italiana, di riflessione su come un nuovo progetto di sinistra si alimenti di comuni idee generali criticamente elaborate, di un giudizio sull’evoluzione dei sistemi politici e della crisi della democrazia, tutto potrebbe rischiare di essere inutile.

Dovremmo dunque non lasciarci travolgere. Questa è l’ora in cui il pessimismo dell’intelligenza deve essere accompagnato da un rinnovato ottimismo della volontà. Se c’è un momento in cui questo famoso “topos” del pensiero di Gramsci non suona retorico è questo. E del resto se ci ripieghiamo sulla realtà con spirito sgombro da pregiudizi appare evidente che, se è arrivata al capolinea la storia della sinistra degli ultimi venti anni, quella che è stata azzerata dal voto del 13 e 14 aprile, tutta la situazione invoca la necessità che ne nasca una nuova, popolare e di massa.

rossodisera.info, 17 aprile 2008

   
 
         
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