I Ds e il "nodo" dell'Ulivo  

La proposta di Romano Prodi di presentare alle europee una lista unica dell'Ulivo è senza dubbio un contributo alla chiarezza su quel tormentone che accompagna il centrosinistra sin dalla vittoria del '96. Proprio perché fatta in relazione a elezioni che avverranno con il sistema proporzionale spiega come la lunga e tormentata discussione sull'Ulivo non abbia per oggetto la coalizione (come spesso si crede o si vuol lasciar credere), il suo profilo più o meno riformista, quanto ampi debbano essere i suoi confini.

Quel che ci si prefigge è invece la costituzione di un nuovo "partito coalizione" che nasca sulla radicale messa in discussione delle tradizioni e della funzione autonoma tanto della sinistra quanto delle formazioni politiche di centro che ricadono nell'area del centrosinistra. Si tratta di un obiettivo legittimo, la cui formulazione, ad esempio, nel Labour di Tony Blair si è basata nel corso di questi anni su un'approfondita sebbene discutibile lettura delle trasformazioni sociali delle società modellate dalla rivoluzione neoconservatrice in atto e sul ruolo in esse ricoperto dalle nuove "classi medie" orientate all'innovazione. Una discussione - comunque la si giudichi - dai contorni certamente più robusti del confuso dibattito italiano sull'Ulivo "grande" o "piccolo", e sul rapporto tra partiti e movimenti.

E' del tutto evidente, tuttavia, che se questa proposta di Prodi dovesse andare avanti vi sarebbe chi, altrettanto legittimamente, si porrebbe l'obiettivo di ricostruire un soggetto politico fondato sull'autonomia della sinistra e sulla rappresentanza del lavoro che dovrebbe continuare a costituire il principale punto di riferimento della sinistra politica. E si riproporrebbe su nuove basi e tra soggetti politici trasformati il problema di costruire un'alleanza di centrosinistra che si candidi a governare il paese.

Non c'è dubbio, inoltre, che la proposta di Prodi investe soprattutto i Ds e il loro futuro. Alcuni commentatori, infatti, hanno sottolineato che essa si colloca entro quel filone di pensiero da cui scaturì al congresso di Torino l'intimazione di Arturo Parisi a sciogliersi. E tuttavia che nei Ds si continui ad affrontare questa discussione sull'Ulivo con ambiguità e senza la necessaria chiarezza è testimoniato non solo dall'assenso di Fassino e D'Alema alla proposta di Prodi, ma anche dalle diverse e opposte reazioni che sono venute dalla minoranza interna. Il no netto di Mele e Salvi, il tiepido rifiuto di Mussi, il consenso entusiasta di Bassolino e Melandri sono il segnale di orientamenti strategici divergenti sul futuro della sinistra e sui caratteri della coalizione di centrosinistra. Con buona pace di quanti hanno voluto vedere nel recente scontro interno al correntone sulla nomina di Mussi a coordinatore solo una lotta di potere priva di effettive ragioni di dissenso politico.

Ora tocca ai Ds decidere una volta per tutte che cosa fare di se stessi e se portare a compimento - come io credo sia giusto fare - la loro costituzione di forza di sinistra limpidamente pluralista al suo interno, centrale nel processo di formazione del centrosinistra. E sarebbe un bene per tutti separare la discussione sull'Ulivo da quella sul centrosinistra. Ne va del successo della costruzione del centrosinistra medesimo e costringerà la sinistra a dichiarare quale sbocco vuole finalmente dare alla lunga transizione apertasi con la "svolta" di Occhetto nell'89.

"Il Manifesto", 20 luglio 2003

   
 
         
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