Morti bianche, un problema etico

aprileonline.info, 27 settembre 2007

Tra ieri e oggi altri tre morti sul lavoro: due a Brescia, uno all'Aquila. Il "luogo del delitto" ancora una volta i cantieri edili, dove il lavoro è oggettivamente più a rischio che altrove, ma anche dove le misure di sicurezza - a causa del selvaggio sistema di subappalti - sono generalmente disattese.
Il Parlamento ha approvato una buona legge delega ma, purtroppo, non ha potuto dispiegare la sua efficacia perché il Governo ha nove mesi di tempo per varare i decreti delegati. L'unica cosa che possiamo fare è premere perché si faccia più velocemente possibile.
E' tuttavia vero anche ciò che stamane ha affermato il ministro Ferrero, e cioè che all'impresa italiana, soprattutto a quella piccolissima, manca nel campo della prevenzione degli incidenti quel senso etico della responsabilità che sarebbe necessario. "Le buone leggi - ha dichiarato Ferrero - sono fatte per essere violate. Non possiamo mettere un ispettore del lavoro in ogni azienda".
Per estirpare questa dolorosissima malapianta delle "morti bianche", certo ci vogliono le leggi (e si è cercato di farle), ma anche un salto di qualità morale e civile del Paese, a cominciare da chi ha la responsabilità delle imprese.
A questo compito di sensibilizzazione intende contribuire anche la Commissione d'inchiesta del Senato, che sta procedendo in un accurato lavoro di conoscenza e approfondimento. E' però altresì auspicabile che la Commissione d'indagine sul lavoro in Italia, costituita dai Presidenti di Camera e Senato e presieduta da Pierre Carniti, insediatasi proprio oggi, metta il dramma delle morti sul lavoro al centro delle sue analisi sui cambiamenti cui il lavoro è andato incontro in questi ultimi anni.
Un'azione di sensibilizzazione va promossa anche verso i mezzi di comunicazione che, al di là delle apparenze, sono ancora troppo distratti in materia, come dimostrato da una bella indagine diretta da Paolo Ciofi per conto della Provincia di Roma.
Ma ciò di cui soprattutto c'è bisogno è una lotta decisa alla precarietà, al lavoro nero, alla svalorizzazione del lavoro, all'insieme di fenomeni che da anni affliggono il mondo della produzione e dei servizi nel nostro Paese.
Da questo punto di vista anche nel centrosinistra ci sono troppe timidezze, una subalternità alle ricette neoliberiste sulla flessibilità che non aiutano la maturazione di uno spirito pubblico avvertito, capace di far sentire la sua riprovazione nei confronti di chi si rende responsabile dell'assenza di tutele sui luoghi di lavoro.
Una ragione in più perché si realizzi quella svolta nell'azione di governo che la sinistra da tempo invoca.

aprileonline.info, 27 settembre 2007

   
 
         
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