FIAT. Ma il Ministro Marzano ci è o ci fa?

Povero Marzano! Deve essere una pena per il ministro delle Attività produttive dover periodicamente riferire alla Camera e al Senato sulla crisi della Fiat. Da quello che si evince dalle sue comunicazioni, infatti, egli deve ritenerlo un esercizio inutile. E allora eccolo lì a sciorinare informazioni e dati di cui sono pieni i giornali. E qualche volta nemmeno quelli, come è accaduto in aula al Senato nel mese di dicembre quando tutta la stampa era piena di indiscrezioni e congetture sul piano Colaninno e l'ineffabile ministro nella sua relazione vi passava sopra con disinvoltura.

Viene il sospetto che Tremonti e Berlusconi - che sulla vicenda Fiat se poco hanno fatto come governanti il becco hanno cercato di mettercelo - lascino il ministro delle Attività produttive all'oscuro di quanto avviene dietro le quinte. E Marzano per sapere qualcosa deve ricorrere ai giornali, come egli stesso ha ammesso replicando a uno spigoloso Angius in aula al Senato che gli chiedeva conto della sua vaghezza sull'operazione Colaninno.

Ora, più di recente, relazionando alle commissioni Industria e Lavoro del Senato, Marzano è riuscito a far spazientire persino il vice capogruppo di An, Oreste Tofani, che in genere uomo che ostenta un certo aplomb. Tofani ha replicato in sostanza alla relazione del ministro che lui i giornali è in grado di leggerseli da solo e che non c'è alcun bisogno che il governo si accolli l'onere di venire ad esporre una periodica rassegna stampa sul caso Fiat, che il Parlamento vorrebbe confrontarsi su quello che si dovrebbe fare non su quello che accade.

La verità è che per Marzano il governo ha fatto già quel poco che poteva e il Parlamento non ha proprio nulla da fare sulla crisi della Fiat. In effetti, tuttavia, il governo qualche cosa l'ha fatta. Come ha dichiarato il ministro alle commissioni riunite del Senato, di fronte al fatto che i sindacati giudicavano irricevibile il piano industriale dell'azienda "al governo non restò che interpretare le ragioni del sindacato e spuntare esso i miglioramenti massimi realisticamente ottenibili". E così "interpretando" le ragioni di un sindacato che, per parte sua, riteneva di avere mille buone ragioni per non sottoscrivere il piano dell'azienda, il governo anche nella vicenda Fiat ha dato un ennesimo colpo alle pratiche concertative e alle relazioni industriali nel nostro paese.

Ma quello che fa andare letteralmente in bestia il ministro Marzano è quando qualcuno gli chiede quali sono le politiche industriali del governo di fronte alla crisi di un intero settore industriale quale quello dell'auto, che per avventura (in barba a tutti i principi liberali in economia di cui Marzano si sente una sorta di vestale) coincide con il monopolio di una sola azienda.

Ve le do io le politiche industriali, sembra dire il ministro. La Fiat, afferma, produce più auto di quando ne venda, quindi deve ridurre la produzione. La ricapitalizzazione dell'azienda è cosa che riguarda gli Agnelli e loro eventuali partner che "spontaneamente" si presentano sul mercato dei capitali. "La Fiat è un'azienda quotata in borsa", ricorda ripetutamente Marzano come se facesse una rivelazione sensazionale, e quindi guai se lo Stato vi mettesse mano.

E allora ci si chiede: serve spiegare al ministro che, forse, la Fiat non produce troppe auto ma che quel 30% di mercato italiano e 5% di mercato europeo sono poca cosa e i rapporti tra esportazioni e mercato nazionale sono ancora squilibrati? Che la crisi della Fiat non è di sovrapproduzione ma di qualità del prodotto e di competitività, frutto di un non più riproducibile condizione di monopolio sul mercato interno? Che in una crisi così grande dal punto di vista finanziario, e per di più in una fase economica dai forti tratti recessivi, sarebbe il caso di ripensare al ruolo strategico di quel che resta dell'impresa pubblica?

E allora viene il sospetto: Marzano ci è o ci fa. E' vittima del suo "fondamentalismo" liberista un po' professorale o si accollato il lavoro ingrato di trastullare il pubblico (nella fattispecie il Parlamento) mentre qualcuno al governo si appresta a partecipare al banchetto sulle spoglie della Fiat? 

"La Rinascita", 07.02.2003

   
 
         
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