In ricordo di Franco Longo   

A Padova oggi ci saranno i funerali di Franco Longo e sarà Aldo Tortorella, nella veste di presidente dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, a tenere l’orazione funebre. Sono stati i compagni di Padova a voler così sottolineare il significato che nella vita di Franco ha assunto questo suo ultimo approdo politico (l’impegno appunto nella sinistra Ds e nell’Associazione) nato nel periodo compreso tra la prima battaglia contro terribile male che lo aveva colpito e la ricaduta che gli è stata fatale e che si è protratta in una lunga dolorosa agonia.

Franco Longo arriva a quell’approdo al termine di una lunga esperienza politica, che nasce nella prima metà degli anni sessanta. Prima nella Fgci e poi come corrispondente dell’Unità compie i primi passi di una lunga militanza che lo porterà ben presto al lavoro nel Partito comunista di Padova, di cui nel 1975 diventa segretario. E in questa veste affronterà tutta la complessa fase caratterizzata dallo scontro con l’Autonomia padovana che ha il suo punto più alto nelle vicende del biennio 1977-78. Con Elio Armani e Eugenio Girardi e poi con il più giovane Fla vio Zanonato egli aprì quella stagione di rinnovamento di un partito comunista forte, le cui radici affondavano nella epopea della guerra partigiana e della lotta al fascismo, ma che nell’immediato dopoguerra non aveva saputo rompere l’accerchiamento di una spesso asfissiante egemonia cattolica. A questa azione di rinnovamento concorsero poi gli ancora più giovani Pietro Folena e Tom Benetollo. Si trattò di personalità molto diverse tra di loro, che di fronte alla prova del movimento del ’77, videro venire alla luce anche le differenze politiche che le caratterizzavano. Ma il salto nella vita del Pci padovano ci fu e significativo.

Di questa esperienza Franco fu il dirigente più schivo, il meno propenso a un certo protagonismo che con il progredire dei tempi incominciò a caratterizzare la nuova temperie culturale e politica. Eletto nel 1987 senatore e nel 1992 deputato, si occupò in Parlamento prevalentemente di scuola, università e ricerca scientifica.

Nel 1994 ritorna al lavoro di partito, diventato intanto prima il Pds e poi i Ds, e riprende la sua azione politica di sempre. E se c’è da schierarsi per difendere le proprie idee lo fa senza tentennamenti. Franco infatti entra in contrasto aperto, come tanti di noi, con la maggioranza del suo partito in merito alla posizione da assumere sull’intervento in Kossovo. Egli è nettamente contrario alla guerra e in quei giorni svolge un’intensa azione in collegamento con tante associazioni del volontariato e pacifiste legate al mondo cattolico.

Franco Longo amava la sua regione e quei tratti peculiari che conferiscono alla società del Veneto un’identità culturale molto caratterizzata. Ma proprio questo attaccamento lo portava a contrastare con forza il leghismo e a interrogarsi continuamente su un aspetto inquietante della società veneta, dove sembra che una mentalità sovversiva, di destra o di sinistra che sia, alternativamente abbia grandi capacità di attecchire. Franco negli ultimi tempi ne parlava spesso e vedeva in questa questione uno dei grandi problemi della democrazia italiana.

Non c’è dubbio: nel complicato futuro che la sinistra ha di fronte a sé la sua intelligenza e la sua passione politica ci mancheranno.

"il Manifesto", 26 aprile 2001

   
 
         
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