Libertà e lavoro 

Dopo molti anni, con il documento del Pdci, ci troviamo a sinistra di fronte a una piattaforma congressuale che si prefigge l'obiettivo di approfondire l'analisi delle tendenze di fondo che attraversano la società contemporanea insieme a quella della fase politica che stiamo attraversando.

Ciò costituisce indubbiamente un fatto positivo ma segnala insieme anche un problema. La positività è facile intuirla: da troppo tempo la sinistra soffre di una eccessiva superficialità di giudizio sulle trasformazioni in corso. E' sembrato che tale lavoro di analisi non fosse più compito di un organismo politico collettivo. I danni sono sotto gli occhi di tutti: un eccesso di ideologizzazione dell'agire politico proprio quando si decretava la morte delle ideologie, una certa irrisolutezza nelle scelte da compiere, e contemporaneamente una certa disinvoltura quando la decisione alla fine era presa.

Il problema, invece, sta nel fatto che a differenza di quanto è avvenuto in altre forze della sinistra, questo impianto analitico è reso possibile anche dal fatto che i comunisti italiani vanno al congresso con un unico documento congressuale e non con mozioni contrapposte. E' questo il frutto di una convergenza effettiva e di una discussione preliminare molto ampia o un omaggio all'antico retaggio del centralismo democratico? Se fosse vera la seconda ipotesi il contributo analitico che dal congresso dei comunisti italiani verrebbe a tutta la sinistra ne risulterebbe indebolito, perché il suo stesso sviluppo richiederebbe invece una discussione libera e aperta.

Per venire al merito, trovo molto importante la sottolineatura dei pericoli neoautoritari presenti nell'attuale esperienza di governo della destra italiana e sul fatto che essi non costituiscono fenomeni isolati e incoerenti (frutto casomai delle intemperanze leghiste) ma tendenze che, se non fossero tempestivamente contrastate, sono vicine ad assumere un carattere organico e a sconvolgere in radice il sistema di welfare, la regolazione dei rapporti sociali, l'assetto costituzionale d ella Repubblica. A questo fine, forse sarebbe stato utile un più netto collegamento tra le tendenze che attraversano la destra italiana e l'affermazione delle strategie dei neoconservatori americani sulla scena mondiale, che costituisce il contesto internazionale che può dare forza e legittimazione alle pulsioni profonde, agli 'spiriti animali' di quell'Italia 'minore' a cui Berlusconi ha conferito un'identità e dato una rappresentanza.

Trovo, inoltre, che sia di assoluta importanza il fatto che il lavoro torni ad essere un problema centrale, che costituisce, forse, il principale segno distintivo dell'impianto generale del documento congressuale del Pdci. Non c'è dubbio infatti che, se si intende offrire un'alternativa al "partito riformista" organicamente di centrosinistra, la base su cui costruirla e quella di dare una nuova rappresentanza politica al lavoro.
Si tratta di un'impresa di lunga lena che rich iede, se si vuole farlo con successo, di una grande innovazione culturale. Ed è importante che una forza come quella dei comunisti italiani, che si interpretano come eredi di una tradizione politica antica, si candidino a dare il loro contributo a questa opera di rinnovamento della cultura politica della sinistra. E' infatti proprio il trionfo del neoliberismo che impone di declinare in termini innovativi una rinnovata centralità del lavoro. Alcuni di noi hanno provato a collegare una nuova battaglia per il lavoro con quella per la 'libertà' (appunto: "lavoro e libertà"), volendo indicare un percorso nel quale l'azione di contrasto allo smantellamento delle tutele collettive partiva da un'inedita affermazione di una nuova azione di liberazione del lavoro che avesse come punto di partenza l'affermazione del diritto alla libertà dell'individuo lavoratore.

Tutto ciò rimanda a una concezione del centrosinistra come alleanza tra forze diverse e non come la creazione di un nuovo soggetto politico, ma anche a una più convinta ricerca di quali debbano essere i tratti identitari di una sinistra che si misura con i problemi del secolo nuovo.

Naturalmente, chi ha la mia storia politica non può che augurarsi che da questo punto di vista i comunisti italiani rompano gli ormeggi e si apprestino a navigare in mare aperto e non può non sottolineare come la stessa proposta di una nuova federazione della sinistra (di cui giustamente i comunisti italiani vantano la primogenitura), da mettere in campo in alternativa a quella dei "riformisti", sia avanzata nel documento non con la centralità che avrebbe meritato.
Ma per questo aspettiamo il congresso...

"La Rinascita", 9 gennaio 2004

   
 
         
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