Lettera aperta sull'opposizione  

I grandi movimenti sociali e politici di questi ultimi mesi chiedono l'unità delle opposizioni. Questo è il segno assunto da tutte le mobilitazioni di massa dell'ultimo anno. Quando le forze di opposizione, rispondendo a questa richiesta, si sono presentate unite, nel paese e nel parlamento, l'efficacia dell'azione politica è cresciuta in modo significativo. L'unità delle opposizioni è decisiva per rafforzare nell'opinione pubblica il convincimento che possa presto ricostituirsi una reale alternativa di governo alla destra. Oggi, dinanzi al gravissimo pericolo di un nuovo conflitto in Iraq, le opposizioni devono mantenere, anzi accrescere il loro grado di unità attorno alla parola d'ordine del no incondizionato alla guerra.

Le differenze politiche e di visioni strategiche, che ci sono all'interno dell'opposizione, di per sé non sono un ostacolo, ma anzi la manifestazione della pluralità di culture politiche necessarie per costruire un progetto politico che può battere il centro destra. Non aver affrontato questo nodo ha minato fin dall'inizio, nella passata legislatura, la coalizione di centrosinistra.

Per questo non ci convincono quelle posizioni, presenti nell'Ulivo, che ripropongono nella sostanza i limiti e gli errori che hanno portato alla sconfitta del 2001. La pura presa d'atto delle differenze tra le componenti dell'opposizione, la dichiarazione della loro inconciliabilità, il rilancio dell'Ulivo come realtà autosufficiente, la sottolineatura di una divaricazione strategica con Rifondazione, l'illusione di poter trovare un accordo puramente elettorale in seguito, significa riproporre esattamente i limiti e gli errori che hanno portato alla sconfitta.

Una discussione tutta interna all'Ulivo che ha perso le elezioni politiche del 2001, conclusa la quale si aprirebbe il rapporto con altri, è insomma a nostro avviso un errore, che rischia di bloccare il percorso della costruzione di una valida alternativa.

A Rifondazione, d'altra parte, chiediamo la disponibilità ad un approccio unitario, ad individuare il terreno di azioni politiche comuni, a far emergere accordi su elementi di programma; fermo restando che tutte le identità della sinistra e delle opposizioni hanno pari dignità e diritto ad un pieno riconoscimento.

Perché dovremmo rinviare questa ricerca al futuro, con il rischio di perdere tempo prezioso e ripercorrere vecchi errori? La stessa prospettiva di un nuovo Ulivo potrebbe risultare diversa se si affrontasse adesso, in questa ripresa di mobilitazione di massa, il problema del rapporto con Rifondazione, con l'Italia dei valori, con i movimenti.

Nella costruzione di una nuova, grande coalizione delle opposizioni politiche, sociali e culturali, è necessario affrontare il nodo di un processo unitario nella sinistra, per offrire alla nuova coalizione democratica di cui l'Italia ha bisogno un baricentro sociale e politico più avanzato del vecchio Ulivo.

Per queste ragioni rivolgiamo alle opposizioni l'appello a non ripercorrere modalità di confronto già disastrosamente fallite. Vanno invece affrontati i nodi politici e programmatici essenziali che possono consentire di condurre oggi un opposizione efficace e, in un futuro che si spera prossimo, di battere il centro destra.

Centrale è, per la sinistra, il tema del lavoro. Per contrastare le politiche liberiste del governo di destra e delineare una politica alternativa per la piena e buona occupazione, è essenziale una proposta programmatica innovativa anche rispetto agli anni di governo del centrosinistra.

Alla difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori vanno quindi accompagnate iniziative per l'allargamento dei diritti a chi ne è privo. Sono già in piedi importanti iniziative, diverse tra loro: il referendum per l'estensione dell'art. 18, e significativi disegni di legge depositati alle camere, che in vario modo si pongono l'obiettivo dell'estensione dei diritti. Queste diverse iniziative devono spingere alla ricerca di una sintesi e di una posizione il più possibile unitaria.

Un secondo tema che proponiamo alla riflessione unitaria delle opposizioni è l'esigenza di ripensare l'attuale modello istituzionale, che va fondato sulla rappresentanza e sulla partecipazione, e non su un'ulteriore torsione presidenzialista, come vorrebbe la destra. Occorre superare ogni logica leaderistica nella competizione politica ed elettorale con la destra. Il senso dell'alternativa di governo non si compendia nel nome del premier della coalizione, ma nella qualità e nel vincolo effettivo del programma. La stessa indicazione del nome del ca ndidato presidente del Consiglio nella scheda enfatizza il leaderismo; nelle ultime elezioni politiche è stata un errore, da non ripetere. Perciò riteniamo che l'attuale legge elettorale vada modificata nella direzione di un sistema a base proporzionale, ma strutturato (secondo diverse ipotesi vigenti in Europa o proposte per l'Italia) in modo da garantire insieme il pluralismo della rappresentanza e una competizione tra coalizioni, tenendo conto delle esigenze di governabilità.

Auspichiamo che il nostro appello sia compreso e raccolto da tutte le forze di opposizione, a cominciare da quelle della sinistra. Per quanto ci riguarda, continueremo ad impegnarci tenacemente perché il percorso che abbiamo riassunto in questa lettera assuma progressivamente consistenza e consenso.

Gianni Battaglia, Luc iano Pettinari, Cesare Salvi, Massimo Villone (Socialismo 2000); Paolo Brutti, Piero Di Siena, Alfiero Grandi, Giorgio Mele (ARS)

I firmatari sono membri della direzione Ds.

"Liberazione", 7 novembre 2002

   
 
         
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