A Roma si sono superate le divisioni dell'89.
La sinistra guarda oltre le lacerazioni

I fatti hanno dato ragione ad Alberto Asor Rosa, alla tenacia ma anche alla pazienza e alla prudenza con cui ha perseguito l'obiettivo di mettere insieme le forze che si sono incontrate il 15 gennaio nell'assemblea indetta dal M anifesto, e in un certo senso riviste il giorno successivo nell'iniziativa promossa da Carta e Aprile.

Hanno dato ragione anche all'insistenza che Asor Rosa ha esercitato sui suoi interlocutori perché l'incontro avesse dimensioni di massa. Anzi, credo si possa dire senza tema di smentite che questo è stato il fattore principale del suo successo. La volontà di intraprendere un percorso comune, espressa dagli uomini e dalle donne convenuti alla Fiera di Roma il 15 gennaio, nel grande salone gremito si toccava con mano. Ed era più forte - questa volta - dei tanti sospetti reciproci, del peso di antiche e recenti lacerazioni e ferite, dei veti incrociati che hanno impedito nel corso di questi anni di riprendere a sinistra un percorso unitario.

Coloro che come me, insieme ad Aldo Tortorella, sin dal '97 hanno cercato di mantenere aperto un solco di relazioni unitarie con l'attività dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, reagendo allora alla sciagurata dottrina delle "due sinistre" non possono che guardare con soddisfazione all'esito degli incontri dello scorso fine settimana che riproducono in grande un metodo e una pratica da noi esplorati nel corso di tutti questi anni. E ci sentiamo (se è lecito un riferimento evangelico) come Giovanni Battista nelle acque del Giordano.

Ora questa nostra esperienza vogliamo metterla al servizio di questa nuova impresa, sapendo che il fare comune deve partire innanzitutto da una azione convergente di rielaborazione di una cultura politica, che abbatta la muraglia cinese che ha diviso comunisti e socialisti ma anche tante forze del cristianesimo sociale dal movimento operaio nel Novecento, ma che contemporaneamente metta al centro della propria elaborazione e pratica politica un ripensamento del conflitto tra capitale e lavoro, così come si sta sviluppando nell e nuove condizioni sociali culturali e persino simboliche prodotte dalla lunga rivoluzione conservatrice di fine secolo.

Perciò, ad esempio, il fatto che Achille Occhetto sia della partita dimostra come le divisioni dell'89 siano davvero alle spalle e che altre oggi sono le linee di demarcazione a sinistra.

Si tratta perciò di avviare un lungo cammino, che rimescoli veramente le carte distribuite attraverso la crisi dei vecchi partiti di massa senza cadere nel tranello costituito da un nuovo artificioso confine tra sinistra radicale e quella moderata, ma non ignaro del tutto delle scadenze dell'agenda politica. Da questo punto di vista la prudenza ha prevalso su ogni altra cosa. Ma non c'è dubbio che di fronte alla prova reiterata della lista "riformista" alle elezioni regionali, dopo quella alle europee, che alle politiche non potrà non conoscere un altro ulteriore appuntamento, prima poi asinistra dovrà prodursi un fatto nuovo anche dal punto di vista elettorale.

"La Rinascita", 21 gennaio 2005

   
 
         
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