Unipol, "Sono contrario alla resa dei conti nella direzione Ds"

L'Unità
10 gennaio 2006
intervista di Giorgia Rombolà

Autocritica e un nuovo indirizzo economico da offrire al Paese. È questa per Piero Di Siena, senatore della sinistra Ds, la ricetta per uscire dall’impasse della vicenda Unipol e schivare il rischio astensionismo.

Senatore, cosa pensa del contrattacco di Fassino e D’Alema?
«Sono d’accordo con loro nel ritenere che sia in corso una vera e propria campagna di diffamazione nei riguardi dei Ds. E trovo del tutto fuori luogo il tentativo di costruire intorno al rapporto tra Quercia e mondo cooperativo una questione morale. Tuttavia credo che grazie a questa vicenda arriveranno al pettine una serie di nodi relativi a un’analisi del tutto insufficiente, da parte del gruppo dirigente Ds e della sua maggioranza, rispetto agli assetti del capitalismo italiano e ai rapporti tra le forze economiche in campo».

D’Alema e Fassino stanno mutando opinione, pur ribadendo la legittimità del tifo...
«Sono indifferente a questo atteggiamento di scandalo rispetto al tifo per un’iniziativa del movimento cooperativo nel campo della finanza. Quello che mi preoccupa è la difficoltà che c’è stata nel comprendere il contesto: una sottovalutazione evidente del fatto che l’Opa avveniva nel quadro di accordi e rapporti consolidati con un mondo e un settore della finanza con caratteristiche di natura speculativa, con grandi elementi di spregiudicatezza che arrivano fino alla violazione del codice penale. Questo è il vero problema».

Un errore di valutazione e di opportunità politica, quindi.
«Un difetto di analisi. Ora i Ds devono dire quale economia e quale società vogliono per l’Italia governata dall’Unione».

In questo senso, va ripensato il ruolo delle cooperative e il loro rapporto con il mondo politico di sinistra?
«Le cooperative dovrebbero svolgere una funzione efficace nella costruzione di una nuova democrazia economica, rimanendo dalla parte dei risparmiatori e non degli speculatori. Ripeto, quello che è mancato è una visione di come dovrebbe essere l’assetto economico e sociale del Paese e di quale dovrebbe essere il ruolo della finanza. Questo è il fatto rilevante, non c’è bisogno di sollevare polveroni sulla questione morale che, peraltro, non credo abbia fondamento per quel che riguarda i Ds».

Secondo lei esiste il pericolo astensione? Salvi parla di un milione di voti persi...
«Non sono in grado di fare previsioni quantitative. Ma è un rischio reale se nell’elettorato passa l’idea che tra destra e sinistra non ci sia differenza. Tuttavia non penso che siamo a questo punto, che dalla memoria degli italiani sia stato cancellato il giudizio negativo su questi cinque anni di governo. La ricetta è indicare con grande forza un’alternativa, un diverso indirizzo economico e il necessario altro profilo, per dirla con Gramsci, di un’azione di governo che contribusca alla riforma morale. Ripeto, stare più dalla parte dei lavoratori e meno degli speculatori».

Le proposte di Fassino, come creare un comitato di garanzia e sottoscrivere un codice etico, possono essere un inizio?
«Tutto ciò che restituisce trasparenza e ridisegna quelli che devono essere i valori dell’agire politico va bene. Tuttavia, bisogna fare un passo in più: dire con grande chiarezza che nel corso di questi anni abbiamo avuto una visione del rapporto tra politica ed economia e di quello tra finanza e sviluppo economico non corrispondente agli interessi generali».

Domani si riunirà il gruppo dirigente dei Ds. Dopo aver annunciato battaglia, il correntone sembra aprire alla trattativa. Qualche previsione?
«Sarebbe sbagliato se si assumesse questa vicenda come occasione per una resa dei conti interna. Non c’è la necessità di porre la questione in questi termini, né di soffermarsi sulla supposta esistenza di una questione morale. È necessario, invece, un mutamento di analisi e di indirizzo politico riguardo alle questioni economiche. Ma per la sinistra Ds questa non è una richiesta nuova. Discutere su questi fatti conferma la giustezza delle istanze che da tempo sono state poste».

   
 
         
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