FASSINO? UN COMPAGNO CHE SBAGLIA

Intervista al senatore Piero Di Siena che ritiene un errore il Pd

di Federico De Cesare


ROMA - Il segretario dei Ds,Piero Fassino, ha chiesto ai firmatari della mozione Mussi ditornare sui propri passi e confluire all’interno del Partito democratico. Ne parliamo con il senatore Piero Di Siena, fautore della seconda mozione.

Senatore si aspettava questi risultati?
Nel complesso corrispondono alle previsioni che erano state fatte, con un’affermazione della mozione Angius superiore alle aspettative. Comunque è la dimostrazione che un quarto dei Ds è contrario alla prospettiva del Pd.

Oggi Fassino ha chiesto a Mussi di tornare insieme ritenendo la sua una scelta sbagliata.
Rispondo che anche noi rivolgiamo a Fassino l’invito a tornare indietro perché riteniamo la sua una scelta sbagliata.

Il Pd si collocherà al centro?
Nella sua costituzione sarà un partito di centrosinistra, quindi una formazione che sia per cultura politica, che per orientamento ed indirizzo, si colloca fuori dall’orizzonte di una sinistra autonoma. Se si guarda il documento stilato dai “saggi”, si vede che sia il profilo culturale, sia quello politico, non ha più a che fare con il ruolo che la sinistra moderna dovrebbe svolgere in un Paese.

E allora?
Se questa prospettiva indicata dai dirigenti della Margherita e della maggioranza dei Ds dovesse avere successo, la borghesia italiana avrebbe per la prima volta un moderno partito che ne rappresenta gli interessi. Ruolo che in Italia non ha svolto nemmeno la Democrazia cristiana.

Perché Fassino ha voluto questo partito?
Nasce da una valutazione del tutto sbagliata della situazione del nostro Paese, e dai rapporti sociali che caratterizzano l’attuale modernizzazione dell’Italia.

Come mai il segretario del suo partito ha fatto un errore di valutazione così vistoso?
Non è proprio un errore di valutazione. C’è un problema di collocazione nel quadro delle dinamiche politiche e dei processi storico-politici in cui il nostro Paese è inserito.

Si spieghi meglio…
Una parte del gruppo dirigente dei Ds, nel lungo cammino per aprire un discorso nuovo dopo la fine del Pci, si è persuaso che dal punto di vista degli assetti politici ed economico-sociali, non c’era una possibile alternativa all’ordine sociale imposto dalle tendenze neoliberiste che, nel corso degli ultimi vent’anni, si sono affermate in tutti i Paesi occidentali.

Bertinotti è criticato dai suoi stessi compagni, Fassino va verso il centro. C’è una crisi della sinistra italiana?
La crisi della sinistra italiana perdura dal momento in cui sono finiti i grandi partiti di massa. Comunque sta in quadro di crisi dell’intero sistema politico del nostroPaese, e da una crisi degli stessi assetti democratici dei Paesi occidentali.

Chi sarà il leader del Pd?
Non lo so ed è un problema che non mi interessa. La mia prospettiva è quella di costruire le condizioni per una sinistra nuova che sia rinnovata ed unitaria nei suoi assetti.

"La Discussione ", 30 marzo 2007

   
 
         
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