L'ingordigia

www.aprileonline.info 9 gennaio 2008

Non c'è che dire: l'intervista al presidente di Confindustria del "Sole24Ore" di oggi non pecca di intempestività. Alla vigilia della verifica di maggioranza che avrà al centro l'inizio di un confronto su salari, retribuzioni e loro potere d'acquisto e all'indomani del primo incontro sullo stesso argomento tra sindacati e governo, Luca Cordero di Montezemolo scodella la sua ricetta. Lo fa in un "mare magnum" di considerazioni, condite di cifre più o meno attendibili, tese a dimostrare che nel nostro Paese la pubblica amministrazione (e quindi la politica) è la notte mentre l'impresa privata rappresenta giorno e il futuro radioso del nostro paese. Alcune critiche - sia chiaro - sono sacrosante; né c'è da dubitare che l'impegno perché ci sia una svolta nella sicurezza sul lavoro dopo la tragedia della ThyssenKrupp sia sincero. E ci auguriamo che Confindustria lo mantenga allo stesso modo con cui sostiene le recenti posizioni antimafia assunte dalla sua organizzazione in Sicilia. Cioè espellendo dal suo seno chi viola le regole.

Ma tutto ciò, nelle sue luci e nelle sue ombre, funge di contorno alla vera proposta messa sul tavolo del confronto che si è aperto nella maggioranza di governo. In sostanza Montezemolo chiede altri cinque punti di riduzione del cuneo fiscale, oltre alla detassazione del salario legato alla produttività, su cui hanno detto parole chiare ieri Gianni Rinaldini sul "Manifesto" e oggi Dino Greco su "Liberazione".
Questa volta però - bontà sua! - il presidente di Confindustria chiede che tre punti vadano ai lavoratori e due alle imprese, a differenza della prima volta quando due punti sono andati ai lavoratori e tre alle imprese.

Vorremmo, intanto, sommessamente sfidare Montezemolo a trovare un solo lavoratore in Italia che si sia accorto di quei due punti di cuneo fiscale che gli sarebbero arrivati in busta paga dopo la riduzione operata dal governo Prodi con la sua prima finanziaria. Ma soprattutto vorremmo ricordare al presidente di Confindustria che la riduzione o meno del cosiddetto cuneo fiscale poco, se non in modo marginale, ha a che vedere con la questione salariale. Quando tale proposta fu avanzata nel programma dell'Unione la principale motivazione fu quella di accompagnare il ciclo economico tornato favorevole con uno shock competitivo di carattere congiunturale che consentisse alle imprese italiane - per tanti aspetti deboli a cominciare dallo loro scarsa capacità di autofinanziamento - di agganciare la ripresa da troppo tempo attesa dopo la lunga recessione della prima metà degli anni Duemila.

Ma una misura di tale carattere, per la sua stessa natura, non può essere ripetuta, perché se da "una tantum" diventa consuetudinaria essa serve solo a stabilizzare le deficienze strutturali dell'impresa italiana.

Se si vogliono aumentare i salari il governo ha ben altre misure fiscali da attuare, a cominciare dalla restituzione del "fiscal drag" alla revisione delle aliquote più basse. Ma soprattutto è ora che le imprese (e l'impresa Stato non deve essere da meno con i dipendenti pubblici) mettano mano al portafoglio e concedano quegli aumenti contrattuali che restituiscano ai salari almeno una parte di ciò che negli ultimi quindici anni è stato dato a profitti e rendite.

www.aprileonline.info 9 gennaio 2008

   
 
         
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