Non è la sinistra che destabilizza il governo

rossodisera.info, 26 settembre 2007

L'esito della riunione di maggioranza sulla legge finanziaria che si terrà questa sera dipenderà in gran parte dagli umori del lato destro dell'Unione del Senato. Dati i rapporti di forza nell'aula di Palazzo Madama ciò è anche inevitabile. Ma appare sempre più chiaro che, se il governo avrà dei problemi, questi non verranno - almeno per l'immediato - dalla sinistra ma dalle componenti dell'Unione che si collocano al confine tra centrodestra e centrosinistra.

Non so se questo dà un senso di onnipotenza alle sparute pattuglie parlamentari di Dini, di Bordon o di Mastella. Quel che è certo è che un altro pezzo importante del programma dell'Unione (dopo il superamento della legge 30 e l'abolizione dello "scalone" di Maroni) costituito dalla tassazione delle rendite finanziarie corre il rischio di essere disatteso dopo essere stato confermato nella risoluzione di approvazione del Dpef non più tardi della fine di luglio.

Opinione di alcuni, tuttavia, è che il governo sia comunque spacciato, comunque vada la riunione della maggioranza sulla legge finanziaria. A dirlo con inusitata brutalità al "Corriere della Sera" di oggi è stata la "new entry" dell'Unione Marco Follini che invita Prodi (se non vuole intoppi sulla finanziaria) a annunciare che a gennaio rassegnerà le dimissioni.

L'opera di destabilizzazione di governo e maggioranza che accompagna la costruzione del Partito democratico sembra ormai sortire i suoi effetti. E per Prodi al danno si aggiunge la beffa, per essere vittima proprio di quella "creatura" politica che egli aveva ideata a sua immagine e somiglianza...

L'andamento della discussione e persino il "gossip" che la grande stampa alimenta attorno ad essa dimostrano come in primo luogo Prodi e poi la sinistra abbiano sbagliato a non giocare d'anticipo agli inizi di settembre, andando a una verifica generale dell'accordo di governo centrata su finanziaria, legge elettorale e impegno militare dell'Italia all'estero. Il risultato è che la vita del governo somiglia sempre più all'attraversamento di un campo minato. Non è un mistero che tra le forze politiche minori c'è chi preferisce le elezioni anticipate che passare sotto la spada di Damocle del referendum elettorale. Ed è difficile dire che cosa succederà a gennaio nel voto di rifinanziamento delle missioni militari dopo che le ragioni esposte dal ministro degli Esteri al Parlamento per motivare la nostra partecipazione alla missione in Afghanistan si sono finora rivelate impraticabili.

Anche la destra ha i suoi guai, ma per ora può stare sulla sponda del fiume a guardare.

rossodisera.info, 26 settembre 2007

   
 
         
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