Ora per la sinistra
è necessaria la cultura del “fare”

rossodisera.info, 21 aprile 2008

I sette giorni che hanno sconvolto la sinistra italiana si sono chiusi con l'Assemblea di Firenze indetta prima delle elezioni dalla Sinistra unita e plurale di Firenze, in cui Ginsborg si è presentato insieme a Marco Revelli (per evocazione dello stesso Ginsborg, essendo l’altro assente) come la nuova coppia salvifica della sinistra italiana, e con il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista in cui la coppia Ferrero-Grassi (meno virtuale della precedente) ha messo le premesse per prendere in mano le sorti di quello che è stato il partito di Fausto Bertinotti.

E' difficile dire se si tratta di due buone notizie. L'assemblea di Firenze non è andata al di là della manifestazione di buoni propositi, di un metodo assembleare a cui non segue mai l'organizzazione di un lavoro di costruzione coerente e prolungato nel tempo, potenziale vittima della retorica dell'”autoconvocazione” non come pratica di eccezione ma come modello di vita democratica per la sinistra politica a venire. La scelta di Rifondazione, nonostante tutte le dichiarazioni in contrario di Paolo Ferrero, sicuramente sarà letta come un colpo di freno al processo di costruzione di una sinistra unita e plurale, ed è presto per dire se essa riuscirà a far uscire tutto il gruppo dirigente di quel partito dal “cupio dissolvi”che sembrava averlo ammaliato.

So bene di presentare queste due giornate sotto una luce pessimistica che sembra rasentare il disfattismo, che può essere uno dei frutti avvelenati della disfatta subita, ma il vizio peggiore di cui ora bisogna liberarsi a sinistra è quella tendenza della “realpolitik” a fare propaganda a se stessi, a “indorare la pillola”, a indicare comunque una prospettiva anche quando non la si possiede.
Di fronte all'azzeramento che gli elettori ci hanno imposto è ora che a sinistra si provi a dire la verità, a essere impietosi con se medesimi, a esaminare i limiti e a valutare le scelte più dalle cose che si fanno che da quelle che si dicono.

Da questo punto di vista né Firenze né il Cnp di Rifondazione hanno indicato nemmeno le premesse della svolta di cui ci sarebbe bisogno. Ma non hanno dato luogo, tuttavia, a cattive notizie. Essi hanno dato invece un contributo – più Firenze che la discussione interna a Rifondazione – acché non si precipitasse nel baratro sul cui orlo sta la sinistra italiana. Almeno a questo sono serviti gli appelli all'unità, il clima di civile confronto del Palazzo dei Congressi fiorentino, e la soluzione per la gestione del congresso trovata al Cnp. E questo è già tanto. Ma nessuno si illuda che ci si sia scostati di un millimetro dal precipizio.


Ci vuole ben altro. A cominciare dal fatto che a sinistra prevalga quella cultura del “fare” da più parti invocata. Fare intanto campagna elettorale a favore del centrosinistra, senza risparmio e titubanze di sorta, per i ballottaggi a Roma e negli altri enti locali in cui si vota. Un buon risultato potrebbe costituire un segno di ripresa che vale più di tante discussioni fini a se stesse. E poi incominciare a costruirlo questo nuovo soggetto politico unitario e plurale a partire dalla società (che è cosa diversa dal fare “opposizione sociale” come sembra dire Ferrero, almeno se stiamo ai giornali), mettendo al servizio di questa impresa i gruppi dirigenti numerosi e ricchi che la sinistra dispone, invece che lasciarli deperire in una sterile lotta intestina.

Domani, intanto, si riunisce il Direttivo di Sinistra democratica e vedremo quale sarà il messaggio che verrà da un'organizzazione che in quest'anno è stata cruciale nella battaglia per il rinnovamento della sinistra italiana.
Si potrebbe essere soddisfatti se, come è accaduto a Firenze e al Cnp di Rifondazione, non ci saranno “cattive notizie”. Per il resto ci aspetta un lavoro di lunga lena, inedito nelle forme e nei contenuti, che sappia finalmente prendere le mosse non da se stessi ma dal sentire del paese.

rossodisera.info, 21 aprile 2008

   
 
         
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