I costi della democrazia.
Un libro di Salvi e Villone.    

La ricerca di Salvi e Villone
Un libro utile nella piaga dei costi della democrazia.

Cesare Salvi e Massimo Villone hanno avuto il merito con il loro recente libro (I costi della democrazia, Mondadori, Milano 2005) di affrontare un tema a cui in maniera crescente l'opinione pubblica del nostro paese si rivela particolarmente sensibile. Si diffonde cioè la convinzione che, nel rapporto tra i costi e i benefici che la politica produce per i cittadini, la bilancia pende più in direzione dei primi che dei secondi. Come invece dovrebbe accadere. E la radiografia del nostro sistema politico che fanno Salvi e Villone dimostra come, nel suo complesso questa convinzione non è molto lontana dalla realtà. Gli assetti che sono nati dopo Tangentopoli e con la fine del sistema politico fondato sui partiti di massa hanno dato vita a un vero e proprio esercito che vive di politica, senza precedenti rispetto al passato. La politica rischia di apparire solo fonte di privilegi e chi a essa si dedica motivato solo dalla spinta a costruire una posizione di favore per sé.
Non c'è chi non veda come il radicarsi di queste convinzioni nell'opinione pubblica, e soprattutto il fatto che esse trovino riscontro - in tutto o in parte - nella realtà, può costituire alla lunga un fattore di crisi della politica che si innesta, aggravandola, in quella vera e propria crisi della rappresentanza che costruisce il principale problema delle democrazie moderne.

Bene hanno fatto Salvi e Villone a scoperchiare il vaso, pur essendo consapevoli del fatto che si sarebbero inoltrati in un campo minato irto di rischi e pericoli. E' facile infatti quando si sollevano questi temi scivolare lungo il terreno inclinato delle generalizzazioni, del moralismo esso stesso generatore di sfiducia, della denuncia demagogica non orientata a trovare le soluzioni ma a seminare il qualunquismo. Basti vedere l'ignobile e forsennata campagna di Berlusconi sulla vicenda Unipol per capire a cosa può portare un intervento sui costi e sulla moralità della politica. E in questo caso rischia di non diventare sufficiente ricordare da quale pulpito arrivi la predica.
Salvi e Villone evitano, naturalmente, sotto ogni aspetto tali rischi e pericoli. La scelta di rimanere ai dati, la sobrietà dei giudizi, la rigorosa aderenza ai fatti consentono di ricostruire un panorama di problemi strettamente funzionale all'indicazione delle soluzioni che vengono formulate nell'ultima parte del libro. Si tratta di misure ragionevoli ma essenziali che vanno dall'importante proposta di una legge sui partiti che ripensi alla radice le forme del loro finanziamento pubblico alla riduzione del numero e delle retribuzioni degli eletti, a norme che disciplinino incarichi e consulenze e evitino la lottizzazione politica del governo della sanità, a una riforma che potenzi l'istituto referendario.

Gli autori, tuttavia, sono consapevoli che queste misure possono essere efficaci se si afferma un sistema politico fondato, come essi scrivono, su "forti partiti nazionali" e sulla "possibilità dei cittadini di partecipare in modo effettivo alla politica". E' infatti l'evoluzione di questo squilibrato sistema maggioritario all'italiana, fondato su elezione diretta e uno spoils system per i compiti amministrativi a totale discrezione del potere politico di turno, che non ha permesso l'affermazione di un modello istituzionale democraticamente risolto.
Alla base delle proposte di Salvi e Villone vi è la necessità quindi di porre una più complessiva riforma della politica e della sua moderna funzione, come di recente si è argomentato in un convegno importante dell'Associazione della sinistra del quale gli autori sono stati, del resto, tra i promotori e i relatori.

Aprile, gennaio 2006.

   
 
         
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