Il nuovo corso di Aprile

La scelta di fare di Aprile, finora "cinghia di trasmissione" della minoranza Ds, un'associazione autonoma particolarmente aperta al dialogo con i movimenti, sino ad essere parte della costruzione di quella " ;rete" evocata nella manifestazione di Firenze con Moretti e Cofferati, mi sembra giusta e opportuna.

Si tratta di una scelta che probabilmente si sarebbe potuta fare sin dall'inizio senza passare dalla fase dell'associazione di tendenza interna ai Ds, essendo già in campo esperienze simili come quella dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra. Avrebbe dovuto essere sin d'allora evidente che vi era la necessità di dare un luogo a quegli orientamenti a sinistra che, delusi dall'esito elettorale, avevano guardato con simpatia e speranza alla battaglia condotta al congresso di Pesaro dalla nostra mozione. Si trattava di quegli stessi orientamenti che in seguito avrebbero trovato il modo di far sentire la propria voce attraverso i girotondi.

E tuttavia sarebbe bene che, oggi, essa fosse fatta senza quel pizzico d'integralismo con cui è stata costruita a suo tempo l'associazione di tendenz a (Aprile come esclusivo punto di riferimento associativo della mozione) e senza che prevalgano nelle sue motivazioni obiettivi di medio periodo sia pure importanti, come il posizionamento nella costruzione del cosiddetto "nuovo Ulivo" che dovrebbe poggiare sulla gamba dei partiti ma anche su quella dei movimenti.

Le associazioni e i movimenti politici sono l'anello più delicato e significativo del processo di costruzione del nuovo sistema politico che dovrà succedere alla fine di quello fondato sui vecchi partiti di massa. I nuovi partiti, emersi dalla crisi irreversibile di quelli che li hanno preceduti, rischiano di essere più gli sbiaditi eredi di questi ultimi che originali protagonisti del nuovo di cui ci sarebbe bisogno. Sono troppo gracili per assolvere da soli, contemporaneamente, alle diverse e complesse funzioni di organizzare il ceto politico, esercitare la rappresentanza e garanti re la partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Una "rete" in costruzione di partiti, movimenti e associazioni può in modo plurale, e ognuno per la sua parte, affrontare questo compito in forme del tutto nuove e paritarie. Aprile, come altre associazioni della sinistra, deve contribuire a tessere la trama di questa rete. In altre parole sperimentare le strade attraverso le quali la lotta politica partorisce un nuovo sistema politico e della rappresentanza non più fondato sul monopolio dei partiti.

Ma se le cose stanno così allora non è stato, a mio parere, molto sensato affermare che il tema delle riforme istituzionali non stia in cima all'agenda politica di questa fase di scontro con la destra che guida il paese, solo perché animati forse con un qualche fondamento dal sospetto che la parte moderata del centrosinistra fosse tentata dalla ricerca di una intesa che avvenisse sul terreno delle proposte della destra.

Si tratta anzi di allargare la discussione sulle riforme istituzionali ai fondamenti della democrazia e della sua crisi fino a includervi, appunto, la riforma del sistema politico e della rappresentanza: quindi certamente conflitto d'interesse, pluralismo dell'informazione e indipendenza della magistratura, ma anche legge elettorale, rappresentanza dei lavoratori e democrazia economica.

Aprile e le altre associazioni della sinistra (dall'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra a Socialismo 2000, i cui principali esponenti sono oggi impegnati con alcuni dirigenti della Fiom e della sinistra sindacale a dare vita al movimento politico "Lavoro e Libertà") possono avere un ruolo decisivo per far comunicare in modo stabile e organizzato i diversi movimenti tra loro. Movimento dei no-global, quello dei lavoratori, e quello dei ceti medi democratici, autobattezzatisi come "riflessivi", non sono né intercambiabili né collegabili tra di loro senza una paziente e continua opera di mediazione politica. Alcuni dei sostenitori dell'azione che in questi mesi sta svolgendo Sergio Cofferati hanno dato l'impressione di pensare che, nella sostanza, il collegamento tra i diversi movimenti possa avvenire tramite l'esercizio della personale leadership dell'ex segretario della Cgil. Troppo poco e, nella forma, troppo simile a quello che è avvenuto in campo avverso.

La sfida è invece costruire una nuova permanente armatura che sappia promuovere la partecipazione e la vita democratica da contrapporre alle pulsioni autoritarie con le quali la destra al governo alimenta la crisi della democrazia italiana. E solo in questa prospettiva anche il nuovo clima che sembra essersi creato tra maggioranza e minoranza all'interno dei Ds può rivelarsi cosa non effimera.

Si tratta di un'opera di lunga lena che va oltre le prossime scadenze elettorali ed è p iù ampia dell'azione tesa a ricostruire la coalizione e le leadership da opporre alla destra nelle prossime competizioni elettorali. Riguarda, cioè i tratti stessi della nostra democrazia. Ma se in quest'opera si parte con il piede giusto anche i compiti più ravvicinati - a partire dall'urgenza di ricostruire una coalizione alternativa alla destra - potranno essere più agevolmente assolti.

Spero sinceramente che il "nuovo corso" di Aprile costituisca un contributo decisivo a questa impresa. Altri di noi cercheranno di svolgere lo stesso ruolo nell'ambito delle esperienze associative di cui fanno parte, a cominciare dall'Associazione per il rinnovamento della Sinistra, e possibilmente nel nuovo movimento che ha l'ambizione di rinnovare e rifondare la sinistra ripartendo da un nuovo radicamento nel mondo del lavoro.

"Aprile", febbraio 2003

   
 
         
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