Congresso Prc, sbagliato archiviare l’idea di una nuova forza di sinistra

rossodisera.info, 28 luglio 2008

Il congresso di Rifondazione è finito nel modo peggiore che si potesse immaginare. Qualunque siano le ragioni che hanno animato la battaglia congressuale del nuovo segretario del partito, Paolo Ferrero, egli rappresenta una forza prigioniera non solo della sua identità originaria ma con una forte vocazione minoritaria, diffidente verso qualsiasi politica delle alleanze, che pensa di ritrovare una propria sicurezza rientrando nei propri recinti. A questo punto, fatta questa scelta, non si capiscono le ragioni che impediscono di accettare la proposta di Diliberto di dare vita all’unità di tutti i comunisti.
D’altra parte il congresso ha dimostrato quanto fosse fallimentare il tentativo di porre, dopo la sconfitta elettorale, il tema della costruzione di una nuova forza politica della sinistra italiana a partire dal confronto interno a Rifondazione. E Vendola ha pagato anche il logoramento di una certa pratica “giacobina” e elitaria che ha caratterizzato nel corso di questi anni il gruppo dirigente che si era raccolto attorno a Fausto Bertinotti. E’ stato vittima dell’equivoco che il problema della costruzione di una nuova forza politica della sinistra fosse più un problema di orientamento politico – innanzitutto del suo partito - che di costruzione di un’aggregazione che fosse nuova sia nel punto di partenza che in quello di arrivo. A nessuno poi è passato per la testa che nessuna forza politica nuova può nascere all’insegna di vecchie pratiche, che hanno costellato l’andamento dei congressi di base di Rifondazione, e senza quella riforma dell’agire politico a cui permanentemente ci invitano i compagni dell’Associazione della Sinistra unita e plurale di Firenze.
Ora sarebbe tuttavia sbagliato pensare che il problema di una forza nuova della sinistra italiana sia sostanzialmente archiviato perché questo è il messaggio che arriva complessivamente dalla conclusione dei congressi delle forze politiche che hanno costituito la Sinistra l’Arcobaleno. E’ in un certo senso l’errore che sta alla base della delusione espressa da Fava giovedì, all’apertura del congresso di Rifondazione.
Non bisogna perdere mai di vista che la necessità di una forza politica nuova della sinistra nasce dall’esaurimento di un intero ciclo politico e istituzione che vede giungere al capolinea tutti i partiti nati dalla crisi della prima Repubblica. Nuovi partiti (il Pd e il Pdl) sono già nati e si inscrivono in un processo di riforma del sistema politico che finora ha assunto i tratti inquietanti di una semplificazione brutale che mette in discussione il principio di rappresentanza ma il cui esito non appare del tutto scontato.
Tutto ciò avviene in un contesto nel quale i processi di globalizzazione e la ristrutturazione che seguirà all’attuale fase di stasi dell’economia rimettono in discussione il ruolo dell’intera sinistra in Europa. Se il socialismo europeo e la sinistra radicale continuano ad essere due campi contrapposti e impermeabili agli interrogativi sul possibile declino dell’Europa, i quali alimentano in assenza di alternative le pulsione populiste e xenofobe di cui il nostro continente è preda, non ci sarà futuro per la sinistra intera. E un nuovo socialismo del XXI secolo non potrà mai nascere se permane questa contrapposizione che oggi è solo la caricatura della separazione tra comunisti e socialdemocratici del secolo scorso.
E’ quanto il Movimento politico per la sinistra, che raccoglie le principali associazioni politiche che hanno partecipato alla Sinistra l’Arcobaleno, sostiene dall’indomani della sconfitta elettorale. Una identica ispirazione mi pare alimenti l’iniziativa di quei compagni di Torino e di Roma che si accingono (abbiamo appreso dal Manifesto) a raccogliere duemila firme per la costituzione di una nuova sinistra. Più che di soggetti costituenti la sinistra italiana ha bisogno di una ricostruzione che parta dalla società nel suo complesso e dai suoi problemi, non venendo meno a una vocazione maggioritaria che invece gli attuali partiti, a cominciare da Rifondazione, non hanno mai avuto o hanno smarrito. E’ un compito che è possibile svolgere partendo dal come, qui e ora, si partecipa alla costruzione di un’opposizione a Berlusconi, in autonomia ma con spirito unitario verso le altre forze che sono collocate contro il governo di destra.
A ben vedere questa è la sfida che ci attende. La prova che una sinistra serve ancora al Paese.

rossodisera.info, 28 luglio 2008

   
 
         
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