A sinistra la partita resta aperta
L'appello di Gallino e Revelli, una novità e una prospettiva

lavorincorsoasinistra.it, 5 novembre 2012
Il Manifesto, 9 novembre 2012

_____________________________________________________

L'iniziativa di cui sono primi firmatari Gallino e Revelli per una lista di alternativa alle prossime elezioni politiche ha il merito di introdurre una positiva novità a sinistra. Sino a qualche giorno fa infatti, dopo la disgregazione di fatto della Federazione della Sinistra e l'implosione di Italia dei Valori, sembrava inevitabile che le istanze radicali residue a sinistra dovessero fare da fanalino di coda al potenziale connubio tra Grillo e Di Pietro e divenire subalterne a una prospettiva politica segnata in prevalenza dal trasformismo e dal populismo dilaganti.
Invece, l'iniziativa dei 70 firmatari del documento in questione si pone nettamente in competizione con il movimento di Grillo e può, in effetti, costituire a sinistra della coalizione che fa perno attorno al Pd un fattore che inverta la tendenza alla disgregazione e produca, fino a ieri insperati, fenomeni di coesione.
Mi auguro comunque che questa nuova aggregazione in fieri, che sembra muoversi in continuità con l'iniziativa di Alba di questi mesi, non ripeta l'errore di Rifondazione la cui rigidità è stata la causa della disgregazione della Federazione della Sinistra. Mi auguro cioè che si lasci aperto almeno uno spiraglio alla ricerca di un rapporto, dopo le primarie e in relazione al loro esito, con la coalizione che si è costruita attorno al Pd, al fine di riaprire un confronto (certamente difficile e dall'esito incerto) per la costruzione di un autentico schieramento di centrosinistra che superi, con realismo ma anche con determinazione, l'agenda Monti e sappia costruire un'alternativa alla lunga stagnazione a cui il Paese sembra essere condannato. Se non ci fosse l'obbligo di sottoscrivere da parte di ogni elettore la carta d'intenti varata dal Pd, e purtroppo sottoscritta anche da Sel e dai socialisti, mi sarebbe anche sembrato un utile segnale un sostegno alla candidatura di Vendola, deciso in totale autonomia e senza impegni per il futuro se non a seguito di una riapertura di una trattativa su un eventuale comune programma di governo.
Vi sono molteplici ragioni perché non si dia per irrimediabilmente perduta una prospettiva di centrosinistra. La prima riguarda la congiuntura politica e i caratteri che potranno assumere le prossime elezioni politiche. È infatti del tutto probabile che in un sistema elettorale, qualunque esso sia, in cui convivono premio di maggioranza e soglie di sbarramento scatti di nuovo, come nel 2008, il meccanismo del "voto utile", di cui troppo facilmente è destinata a far le spese una lista stretta tra la coalizione tra Sel, socialisti e Pd e la rendita di posizione acquisita da Grillo.
Ma vi sono almeno altre due ragioni che riguardano la prospettiva. È del tutto evidente che è in corso il processo di dissoluzione dei partiti della Seconda Repubblica. Durante il prossimo quinquennio nessuna delle forze politiche attuali ne sarà esente. In questa situazione nella quale saranno messi in discussione gli assetti dell'intero sistema politico erigere steccati a sinistra, in ogni direzione, sarebbe solo segno di miopia.
Ma l'ultima e più importante ragione è che dalla crisi attuale in Europa sarà possibile uscire solo se si ristabilisce un compromesso tra capitale e lavoro. Se così non sarà non c'è nessuna scelta di tipo antagonistico che potrà salvare questa parte del mondo dalla gigantesca ristrutturazione della divisione internazionale del lavoro che è in atto. È in nome di questa prospettiva strategica che, a sinistra, non andrebbe archiviata la ricerca di una politica di centrosinistra. E se si fosse costretti a farlo bisognerebbe essere consapevoli che questo sarebbe il risultato di una cocente sconfitta di portata storica.
Per quel che riguarda gli indirizzi attuali della politica europea e degli impegni assunti dall'Italia (fiscal compact, pareggio di bilancio in Costituzione, ecc.), che il Pd ha voluto fossero dichiarati pressoché intangibili nella carta d'intenti, valgono le considerazioni fatte di recente da Luigi Vinci. Le decisioni a livello europeo hanno sempre il carattere di trattati tra Stati. Questo costituisce la debolezza dell'Europa ma è anche la ragione per la quale la loro effettiva attuazione è stata sempre affidata ai rapporti di forza che si venivano a determinare tra i singoli Paesi.
Modificare questi rapporti di forza è il compito più immediato. Insomma la partita ? aperta. E alla sinistra italiana tocca giocarla con rigore ma anche con lungimiranza. E con la consapevolezza che, dopo il 2008, siamo già al secondo tempo. E non è detto che ce ne sia un terzo.

lavorincorsoasinistra.it, 5 novembre 2012
Il Manifesto, 9 novembre 2012


_____________________________________________________

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2012 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista