La sinistra deve unirsi non solo per il referendum

Il Manifesto, 13 settembre 2012

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Aver depositato in Cassazione i quesiti referendari per l'abrogazione dell'articolo 8 e delle modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stata la prima azione unitaria che le forze che si collocano a sinistra del Pd hanno compiuto dal 2008. Sarebbe auspicabile che essa rappresenti anche un'inversione di tendenza nei rapporti a sinistra in vista delle elezioni e di un'alternativa per il governo del Paese. Da troppo tempo la sinistra procede in ordine sparso ed è paralizzata dalle sue divisioni. E chi si fa paladino dell'unità, come Rifondazione, lo fa a partire da una contrapposizione pregiudiziale al Pd, mentre chi, come Sel, si colloca in una prospettiva di costruzione di una nuova maggioranza di governo, troppo sbrigativamente ritiene l'unità a sinistra una palla al piede e un ostacolo.
Ma è proprio così difficile pensare a una sinistra unita e rinnovata che lanci una sfida al Pd per un patto fondato su un serrato confronto programmatico in vista del governo del Paese? E ciò indipendentemente da come sarà la legge elettorale e quindi con quali e quante liste si affronteranno le elezioni. Non mi sfugge che, allo stato delle cose, l'esito di una simile iniziativa è incerto. Ma di fronte a una crisi così profonda del sistema politico in cui, da sinistra a destra, a essere messi in questione sono profilo e assetto di ogni forza politica, nessuna esclusa, niente è impossibile. E non è escluso nemmeno che, oltre a Sel, altri a sinistra vadano a un rapporto con il Pd, ma in ordine sparso, e quindi in una condizione di subordinazione ben maggiore di quella che si è attribuita a Sel nella relazione col partito di Bersani.
Della necessità di un rapporto unitario a sinistra in funzione di un patto per un nuovo centrosinistra che sappia coniugare rinnovamento della politica e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica con un impegno per assicurare un'alternativa di governo dovrebbero persuadersi innanzitutto i compagni di Alba. La loro importante battaglia per per una nuova soggettività politica che coniughi alternativa al liberismo imperante e riforma dell'agire politico e dei suoi attori non può ridursi alla mitologia di un "centrosinistra dal basso" che nasca contemporaneamente in opposizione ai vertici delle attuali forze politiche della sinistra, del Pd, di Monti e della destra.
Del resto, l'esigenza di una sinistra unita in funzione di un centrosinistra rinnovato non nasce solo sul terreno delle opportunità che bisogna perseguire in vista della prossima scadenza elettorale, ma dalla considerazione del fatto che l'Italia e l'Europa potranno affrontare la crisi in corso, evitando di soccombere di fronte alle sfide della nuova divisione internazionale del lavoro e al ruolo che in essa vanno occupando i paesi emergenti dell'Asia e dell'America latina, se si creano le condizioni di un nuovo compromesso tra il lavoro e quei settori delle classi dominanti che non possono non incominciare a percepire che le politiche di "austerità" possono essere l'anticamera della comune rovina. Di fronte a un compito di questa portata, di fronte alla necessità di rappresentare effettivamente le ragioni del lavoro (come si è del resto iniziato a fare con la promozione dei referendum sugli articoli 8 e 18), è necessario che a sinistra si faccia massa critica, anche per spingere il Pd a vincere le incertezze che l'attanagliano, frutto delle grandi incognite derivanti da un quadro politico in dissoluzione e figlie del modo stesso in cui questo partito è nato e ha operato in questi anni.
Sapranno le forze a sinistra del Pd superare le angustie entro cui si sono cacciate a seguito della crisi profonda nella quale la sconfitta rovinosa della Sinistra l'Arcobaleno le ha precipitate? E sanno che bisogna farlo ora perché domani potrebbe non esserci più tempo?

Il Manifesto, 13 settembre 2012

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