Un partito della sinistra, oltre il Pd

Il Manifesto, 23 aprile 2011

Franco Giordano in una recente intervista al Manifesto afferma che ci sarebbe bisogno di una nuova forza politica della sinistra italiana, grande nei consensi e con la vocazione a governare il Paese, e che Sinistra Ecologia e Libertà non basta per questa impresa. L’esigenza è giusta e corrisponde allo stato delle cose, alla fase drammatica che attraversa la democrazia italiana esposta agli attacchi sferrati alla Costituzione da Berlusconi e dalla maggioranza parlamentare che oggi lo sostiene, dopo il fallimento dei due progetti (il Pd e il Pdl) che avrebbero dovuto dare stabilità al sistema bipolare della Seconda Repubblica.
Ma perché chi del Manifesto ha titolato l’intervista fa dire a Giordano che la sua proposta è “un partito col Pd”? E non è difficile immaginare che molti avranno pensato che, alla fine, l’obiettivo vero di Giordano è quello di una confluenza di Sel nel Pd.
La ragione di una tale possibile interpretazione sta nel fatto che Giordano colloca il suo progetto nel solco di una possibile evoluzione, sino alla costruzione di una nuova forza politica, di nuove eventuali relazioni privilegiate tra Sel, Idv e Pd (una sorta di patto di consultazione) finalizzate alla costruzione di un nuovo schieramento da opporre a Berlusconi. Si tratta, intanto, di un ragionamento che continua a escludere che la sinistra possa sviluppare una sua autonoma iniziativa verso il cosiddetto Terzo Polo al fine di dare vita a un’ampia coalizione democratica per contrastare la sfida alla Costituzione che viene da Berlusconi e dalla destra che si riconosce nella sua iniziativa. Il risultato è che, così, la sinistra si riduce a uno dei “due forni” in concorrenza tra loro cui intende rivolgersi il Pd di Bersani, con evidentemente una preferenza al rapporto con il centro di Casini. Ma, soprattutto, affida all’evoluzione di questo quadro politico la costruzione di una nuova forza della sinistra italiana che, invece, per la portata dell’impresa dovrebbe essere proiettata in una diversa dimensione.
Si tratta innanzitutto di indicare con la necessaria nettezza che una sinistra degna di questo nome, non rinchiusa in recinti minoritari come giustamente Giordano la vuole, non può non avere il suo fondamento e la sua radice in una lotta che riaffermi la funzione autonoma del lavoro nel processo di ricostruzione della democrazia italiana. A tal fine sarebbe necessario tematizzare l’apertura di processi di più lunga portata: il progetto di un nuovo “blocco storico”, avrebbe detto Gramsci, fondato sulla rottura del patto tra classe operaia e Lega al Nord, del primato della struttura familistico-clientelare nel sistema politico meridionale che alimenta alla fine la borghesia criminale, sulla ricerca di quelle virtù civiche che sembrano ormai smarrite di quell’”Italia di mezzo” (le amministrazioni rosse dell’Italia centrale) di cui parlava Asor Rosa in un articolo della scorsa estate, che certamente ha fatto meno scalpore delle sue recenti sortite ma che costituisce sicuramente un contributo fecondo a una ricerca comune a sinistra.
Insomma, se si vuole costruire una nuova forza politica della sinistra, bisogna proiettarsi oltre i confini dell’attuale quadro politico e della sua crisi. Bisogna sapere che nessun radicalismo sul piano sociale può essere risolutivo se continua convivere con una concezione della politica intesa come tattica e manovra di breve respiro. È necessario, perciò, indicare un percorso nel quale si delinei una riforma del sistema politico orientato a attuare la Costituzione e, quindi, a costruire partiti che tornino ad essere effettivamente quei corpi intermedi capaci di garantire la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni. E in cui la costruzione di una nuova forza della sinistra italiana sia insieme impulso e anticipazione di una tale prospettiva.
Non deve sfuggirci, inoltre, che il tempo a nostra disposizione per avviare finalmente una tale impresa non è infinito. Oggi siamo immersi nella fase più acuta e cruciale della crisi della democrazia italiana. Intere generazioni ormai non hanno conosciuto altra politica se non quella nata nella Seconda Repubblica, costruita su dinamiche di ceti politici tendenzialmente autoreferenziali. È questo il terreno di coltura dell’”antipolitica”. E quest’ultima, come dovrebbe essere evidente, è uno dei fattori della crisi della democrazia, non una risposta a essa. E fa il gioco di Berlusconi.
Se la proposta di Giordano di una nuova grande forza politica della sinistra italiana si colloca in una prospettiva che sia in grado di rompere questa spirale perversa ben venga. Ma, perché questo obiettivo possa divenire effettivamente possibile, tutti a sinistra dovremmo lavorarci con un altro spessore e con una lena di ben altro respiro.

Il Manifesto, 23 aprile 2011

   
 
         
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