Un protagonista della città operaia

Il Corriere del Giorno, 8 febbraio 2011

Andrea Summa, che ci ha lasciato in questi giorni, è stato uno dei protagonisti della complessa e ricca esperienza delle Partecipazioni statali a Taranto dal lato di quell’originale intreccio di relazioni industriali di cui anche il Siderurgico fu partecipe.
L’aver oggi drammaticamente scoperto dei danni terribili all’ambiente che questo insediamento industriale ha comportato, non ci deve far dimenticare il valore di un’esperienza che per circa due decenni, tra gli anni Sessanta e Settanta, ha fatto di Taranto la città operaia per eccellenza del Mezzogiorno.
Summa è stato uno dei protagonisti di quei due decenni, tra i pochi consapevoli a sinistra del carattere moderno e innovativo delle relazioni industriali che venivano praticate nelle Partecipazioni statali, ma sempre tuttavia vigile sull’uso discriminatorio che di tale modernità, di tale spirito “americano” e”fordista”, spesso si faceva nei confronti della Cgil e della Fiom e delle forze del movimento operaio nel suo complesso.
Andrea non è mai stato comunista. Glielo impediva la sua formazione culturale cui era molto legato. E si avvicinò al Pci quando questo era ormai il collettore di tutte le posizioni più avanzate a sinistra ma anche, ormai, una forza prossima alla fine. Ma mai fu anticomunista, consapevole del grande ruolo assolto da quel partito nello sviluppo della democrazia nel Mezzogiorno.
A partire dalla fine degli anni Ottanta, quando a Taranto crisi della presenza delle Partecipazioni statali e avvio del processo di dissoluzione della sinistra coincisero anche temporalmente, Summa ha partecipato a quella ricerca purtroppo non ancora conclusa di una sinistra nuova nei principi e nei metodi di azione. Da qui nasce il rapporto, sin dalla sua fondazione, con l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, che io attualmente presiedo, con l’esperienza di Libera, con il movimento che portò alla formazione dell’attuale amministrazione comunale che, speriamo, possa mettere la parola fine alla lunga “notte” per Taranto rappresentata dall’epoca di Cito e dei suoi epigoni.
Ma Andrea, per me, è anche uno dei punti di riferimento della mia formazione. Abbiamo trascorso infanzia, adolescenza e prima giovinezza nello stesso paese della Basilicata, Rionero in Vulture, sia pure a quindici anni di distanza per la differenza di età. Quando nell’adolescenza mi sono affacciato alla politica, Summa era già in procinto di trasferirsi a Taranto. Ma è stato soprattutto per merito suo, e per i suoi rapporti romani con Beniamino Placido anch’egli originario di Rionero, se alla mia generazione fu possibile formarsi, in un luogo remoto del Mezzogiorno interno, sul “Mondo” di Pannunzio, i “Quaderni Rossi” di Panzieri, oltre che su “Rinascita” di Togliatti. Fu Andrea e altri giovani intellettuali di sinistra (tra cui Enzo Persichella che condivise con lui i primi anni dell’esperienza legata al Siderurgico di Taranto) a stabilire quel collegamento così inusuale tra una realtà meridionale sostanzialmente periferica, anche se aveva dato i natali a Giustino Fortunato, il principale esponente del meridionalismo classico, e filoni importanti della cultura nazionale, contribuendo a una formazione non provinciale di un pezzo di sinistra lucana tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
Di questo a Andrea Summa sarò per sempre grato, come del lungo rapporto che tra noi è durato tutta una vita a partire dal 1968 quando mi chiamò, partecipe al movimento studentesco dell’università di Bari, per discutere a Taranto allora priva di sede universitaria di quella novità esplosiva che era la lotta degli studenti di allora. E gli sarò grato della lezione di apertura e tolleranza anche nel corso delle lotte politiche più aspre, della sua innata gentilezza d’animo, del suo eloquio un po’ incerto, del suo sorriso gentile, immutato negli anni, e dolce come quello di un bambino.

Il Corriere del Giorno, 8 febbraio 2011

   
 
         
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