Le primarie e le alleanze possibili

Il Manifesto, 30 dicembre 2010

Non vedo necessariamente una contraddizione tra il fatto che il centrosinistra in senso proprio (per intenderci una coalizione di forze che va da Rifondazione al Pd, passando per Sel e Idv) scelga la propria leadership e l’indirizzo politico generale a cui ispirare la propria azione tramite le primarie e l’esigenza di aprire un confronto con la nuova aggregazione di centrodestra che fa capo a Casini, Rutelli e Fini, al fine di isolare l’attuale maggioranza di governo il cui disegno eversivo e autoritario è ormai sotto gli occhi di tutti.
Solo la pretesa del Pd – perché la forza più grande – di dare le carte per la partita, tutta aperta, delle future alleanze costituisce un ostacolo a questa prospettiva e rende incompatibili tra loro (come si è visto dopo l’intervista prenatalizia di Bersani) la ricostruzione del centrosinistra e i rapporti con il cosiddetto “terzo polo”. Ma i gruppi dirigenti del Pd devono rendersi conto che, nelle condizioni in cui è ridotto il loro partito - ormai diviso su tutto, comprese identità e funzione - è necessario che facciano un passo indietro e ricerchino la legittimazione a essere il perno di ogni possibile coalizione alternativa attraverso un rinnovato pronunciamento democratico dell’elettorato di centrosinistra.
Si facciano dunque il prima possibile le primarie del centrosinistra e poi si apra insieme un confronto con il “terzo polo” che, prima delle alleanze elettorali e della coalizione di governo, abbia per oggetto l’attuazione e la difesa della Costituzione dagli attacchi concentrici di questo governo che cerca di ledere i fondamentali diritti di libertà e di associazione, in mille modi e con mille mezzi, e della parte del padronato che sostiene l’iniziativa di Marchionne di tagliare alla radice ogni forma di relazioni industriali degne di questo nome.
Sarebbe utile che si cercasse un’intesa: su una nuova legge elettorale, ispirata al principio della centralità della rappresentanza rispetto a quello della governabilità, e sulla difesa della libertà d’informazione; sul fatto che di fronte a quello che sta accadendo nel confronto sociale la politica si assuma la responsabilità di definire per legge i criteri della rappresentanza sindacale sui luoghi di lavoro e della validazione dei contratti sottoscritti; sulla rimessa in discussione da parte dell’Italia degli indirizzi attraverso i quali l’Unione Europa intende disciplinare il governo dei debiti degli Stati e il complesso delle misure anticrisi. Non c’è bisogno che ci siano le elezioni o si faccia nell’immediato un’alleanza di governo per affrontare almeno i primi due di questi tre obiettivi. Basterebbe una comune azione parlamentare.
Si può obiettare che è irrealistico pensare a una convergenza tra centrosinistra e “terzo polo” intorno a obiettivi di siffatta portata. Ma qualcuno dovrebbe anche dire perché non provarci, a meno che non si pensi che contro Berlusconi e il suo disegno politico sia meglio procedere in ordine sparso. La scelta sarebbe tra la permanente divisione delle forze di opposizione di fronte alla svolta di regime in atto, con il rischio di dare all’opinione pubblica l’impressione che l’attuale maggioranza non abbia alternative, e affrettate convergenze dettate dall’insorgere dell’emergenza politica e istituzionale che assumerebbero inevitabilmente, agli occhi di tanti, un profilo trasformistico.
Tutto ciò naturalmente avrebbe bisogno di una sinistra che dalla sua unità riacquisti l’autorevolezza perduta, una sinistra che sappia con generosità nel suo insieme capitalizzare le speranze e le opportunità che l’iniziativa condotta sin qui da Vendola le offre, che si ricomponga attraverso l’apertura di un circolo virtuoso tra sinistra politica e sinistra sociale, come qualche tempo fa hanno sostenuto sul Manifesto Paolo Cacciari e Chiara Giunti, e che la manifestazione della Fiom, quella della Cgil, le lotte degli studenti e dei ricercatori universitari hanno dimostrato essere una possibilità concreta. Ci sarebbe bisogno di una sinistra che, contemporaneamente, abbia l’esatta percezione dei rapporti di forza e se ne faccia carico, che non rinunci a condurre le sue battaglie sull’acqua, sul nucleare, nei tanti conflitti suscitati dalla crisi economica in atto, che appoggi la richiesta di sciopero generale che da più parti viene avanzata alla Cgil, ma cerchi anche ciò che è possibile fare con altri per imprimere un diverso indirizzo al corso delle cose e costruire un’alternativa possibile a Berlusconi e alla sua maggioranza. Prima che sia troppo tardi.

Il Manifesto, 30 dicembre 2010

   
 
         
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