“Nuovo” Ulivo, più difficoltà per la sinistra

Il Manifesto, 29 agosto 2010

La lettera di Bersani a “Repubblica” colloca finalmente, dopo tante incertezze e ambasce, il Pd al centro di una proposta politica all’altezza della crisi democratica che rischia di seguire al dissolvimento del Pdl. Bersani propone, cioè, a partire da un’intesa tra le forze del centrosinistra, la costruzione di un’alleanza democratica capace di affrontare – prima delle elezioni, ma più probabilmente dopo – quella fase costituente di cui il paese ha bisogno per ritornare nell’alveo di una democrazia compiuta capace di lasciarsi alle spalle le tentazioni populistico-plebiscitarie di questi anni.
Ma Bersani nella sua lettera avanza anche un’altra proposta che implicitamente, mi sembra, prende atto del fatto che il Pd così com’è rischia di non reggere alla crisi di sistema che la fine del Pdl ha portato alla luce. E contro l’illusione bipartitica che, con Veltroni, era stata alla base della nascita del Pd rilancia l’ipotesi di un nuovo Ulivo, cioè di quel partito-coalizione il cui abbozzo abbiamo visto nel corso dell’”era Prodi”. È presumibile che Bersani speri in questo modo di guidare l’evoluzione del Pd verso un assetto che eviti che le tensioni interne superino il limite di guardia. Penso soprattutto al conflitto potenziale, nella principale forza del centrosinistra, tra un nord sedotto dai progetti federalisti della Lega e un sud che, di conseguenza, sarebbe attratto dal movimento suscitato da Nichi Vendola con la sua candidatura a eventuali primarie (a questo punto bisognerebbe capire di chi: del centrosinistra, di questo nuovo Ulivo, della auspicabile alleanza democratica capace di battere Berlusconi e il suo disegno autoritario?).
La fine del Pdl, dunque, rimette in discussione l’intero assetto del sistema politico italiano e quelle stesse forze che hanno preteso negli ultimi anni di rappresentare la soluzione della sua crisi e invece l’hanno condotta al suo punto più drammatico.
Ed è singolare che, mentre tutto il centrodestra e il principale partito del centrosinistra sono attraversati da una ricerca su quali nuove formazioni politiche debbano succedere al disastro di cui siamo stati insieme tutti spettatori e protagonisti, a sinistra si resti prigionieri delle soluzioni politico-organizzative che si sono imposte due anni fa a seguito della nascita di Pd e Pdl. E che non si avvii una discussione che, insieme all’appoggio che da sinistra può venire alla costruzione della alleanza democratica che oggi sembra essere l’obiettivo anche di Bersani, riaffronti il tema dell’autonoma e unitaria rappresentanza politica del mondo del lavoro quale essenziale contributo al ridisegno di un sistema di rapporti politici che sia alla base della ricostruzione della democrazia italiana.
È evidente che per tanti aspetti la nuova situazione evocata dalla lettera di Bersani e la proposta di un nuovo Ulivo interpellino, a sinistra, più direttamente Sinistra Ecologia e Libertà piuttosto che Rifondazione comunista e Federazione della Sinistra, che si sono già dette d’altra parte interessate al progetto di alleanza democratica proposto dal segretario del Pd. Vale a dire: la candidatura di Vendola alle primarie, a cui inevitabilmente Sinistra Ecologia e Libertà dovrà legare il suo destino, si colloca all’interno del processo di costituzione del nuovo Ulivo auspicato da Bersani e concorre a determinarne la leadership, oppure si pone al suo esterno, dialoga con tutti i soggetti di una possibile alleanza democratica, e non confligge quindi con l’obiettivo di costruire un soggetto politico autonomo della sinistra italiana? È un chiarimento che, di fronte agli scenari che si stanno definendo, Sinistra Ecologia e Libertà deve innanzitutto a se stessa.
Naturalmente se si avverasse l’ipotesi di una ricollocazione di Sinistra Ecologia e Libertà nell’ambito del nuovo Ulivo auspicato da Bersani, la ricostruzione di una sinistra politica autonoma e unita, rappresentativa del mondo del lavoro (che resta una necessità storicamente fondata e inderogabile) dovrebbe cercare strade e percorsi nuovi. Altre difficoltà si aggiungerebbero a quelle già enormi in cui versa la sinistra italiana. Ma non per questo l’impresa meriterebbe di essere abbandonata. Ne sarebbe compromessa la qualità del processo di ricostruzione democratica che speriamo possa vedere la luce dopo la crisi dell’attuale precario assetto dell’Italia.

Il Manifesto, 29 agosto 2010

   
 
         
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