La sinistra e la crisi politica. Un’alternativa per l’emergenza

Il Manifesto, 1 agosto 2010

Alcuni giorni fa Claudio Grassi, in un articolo apparso sul Manifesto, ha chiesto al giornale e all’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra di farsi interpreti della proposta di una sorta di patto di unità d’azione a sinistra avanzata da un appello prima pubblicato da Liberazione e poi dal Manifesto, e di cui noi stessi siamo stati tra i firmatari, e di farsi parte dirigente di un eventuale sviluppo di tale iniziativa a settembre.
Nel ringraziare Grassi per il riconoscimento del lungo lavoro che l’Ars in più di un decennio ormai ha svolto per la ricostruzione di una sinistra insieme unita e plurale, nonché rinnovata nei principi e nelle pratiche politiche, vogliamo rassicurarlo che per quanto riguarda l’Associazione il suo appello non cadrà nel vuoto. Certamente nell’Ars, per il rilievo politico del compito che Grassi ci assegna, nessuno è in condizioni di assumere impegni senza un’ampia e approfondita discussione collettiva e senza una verifica di quali siano gli intenti del Manifesto che insieme a noi è un destinatario di tale proposta. Ma in autunno questa discussione ci sarà e verranno esaminate con serietà le condizioni di praticabilità dell’obiettivo che Grassi dice di voler perseguire.
Il nostro proponimento resta la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, in netta soluzione di continuità non solo con le esperienze del Novecento, ma anche con quelle che si sono consumate nel corso del ventennio che è seguito alla fine del regime fondato sui partiti di massa. E tuttavia una convergenza di tutte le forze politiche di sinistra, sia pur limitatamente a un patto di un’unità d’azione, è naturalmente sempre meglio dell’attuale frantumazione e del senso d’impotenza che essa genera.
La situazione del paese, dal punto di vista economico ma ancor più da quello politico, sembra essere alle soglie di una crisi traumatica dagli esiti incerti e oscuri. Pesa sull’Italia il fatto che alla crisi ormai conclamata di Berlusconi e della maggioranza che regge il suo governo stenta a emergere un’alternativa che, come ha scritto Asor Rosa di recente sul Manifesto, sia all’altezza dell’”emergenza democratica” che attraversa il paese. La stanca riproposizione di governi di “larghe intese” come se fossimo a metà degli anni Novanta, ma anche dall’altra parte la frettolosa liquidazione di ogni ipotesi di governi di transizione al di fuori degli schieramenti finora esistenti, ci dicono che mancano risposte adeguate alla drammaticità della crisi politica e morale che investe le classi dirigenti oggi alla guida dell’Italia.
Non mancano segnali di reazione, tutti forse non a caso collocati fuori dal campo d’azione dell’attuale opposizione parlamentare. Penso al grande risultato nella raccolta delle firme sul referendum sull’acqua pubblica, alle speranze e alle energie che la candidatura di Vendola a eventuali primarie di un centrosinistra rinnovato suscita, alla mobilitazione di amministrazioni locali e soggetti d’impresa della cosiddetta “altra economia” in vista di un appuntamento a Teano a ottobre nell’ambito delle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Penso soprattutto alla grande resistenza che, soprattutto per merito della Fiom, la classe operaia della Fiat sta opponendo al tentativo di Marchionne di utilizzare il piano di riorganizzazione su scala globale della produzione di auto per schiantare nel nostro paese un sistema di relazioni industriali democraticamente fondato.
Ora, in primo luogo, è necessario che una ritrovata unità d’azione a sinistra appaia innanzitutto come un contributo teso a irrobustire questi processi di partecipazione democratica che vogliono portare nuova linfa in un quadro reso asfittico dalla crisi della politica. Non è un risultato scontato, in un momento in cui la politica, anche quella della sinistra, in ampi strati di opinione pubblica è circondata da un discredito che non ha precedenti. In secondo luogo è necessario che questa ritrovata unità non sia la sola sommatoria di ciò che rimane delle forze politiche della sinistra e rappresenti il superamento delle loro divisioni, antiche e recenti, ma faccia perno su quelle iniziative unitarie che hanno dimostrato di saper porre in campo, oltre ogni logica di fazione, temi e questioni capaci di rimettere in sintonia l’azione della sinistra con il paese. Penso ancora alla mobilitazione per il referendum sull’acqua, a quella della Fiom per una legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale, a quella per le energie rinnovabili e contro il ritorno al nucleare promossa da Alfiero Grandi, alle iniziative unitarie promosse dal tavolo per il lavoro presieduto da Alfonso Gianni, alla resistenza diffusa che attraversa scuola e università contro l’azione sistematica della destra di smantellare istruzione e ricerca.
È, secondo me, dalla messa in rete innanzitutto di queste iniziative e dei soggetti che le hanno promosse che può nascere il circolo virtuoso di relazioni e proposte capaci di dar vita a quella unità d’azione invocata da Grassi, a cui le forze politiche attuali e la stesse rete di associazioni politiche che hanno stabilito tra loro un coordinamento nazionale ormai da quasi un anno possono contribuire in modo proficuo. Le occasioni - dalla adesione alla manifestazione indetta dalla Fiom per ottobre all’avvio della discussione sulle prossime elezioni amministrative - per verificare la possibilità di aprire un nuovo capitolo a sinistra non mancano. Bisogna solo augurarsi che non le si lasci trascorrere invano.

Il Manifesto, 1 agosto 2010

   
 
         
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