“Opposizione, per guardare più in là del nostro ombelico”
Intervista a Liberazione sull’iniziativa unitaria sulla crisi economica
LIberazione, 3 febbraio 2009

Tre mesi dopo la manifestazione dell'11 ottobre - quella che sancì il primo, timido risveglio dell'opposizione dopo lo «schiaffo» elettorale - la sinistra fa il punto. Così, un lunghissimo elenco di intellettuali, di dirigenti, di semplici militanti ha buttato giù un lungo documento - s'intitola «ritorno al futuro» -, una sorta di manifesto che potrebbe offrire gli strumenti all'opposizione per combattere la crisi. Ne parliamo con Piero Di Siena, fra i firmatari dell'appello, presidente dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra.

Allora Di Siena, credi che un documento come quello di cui stiamo parlando, sottoscritto da tutta la sinistra - ma proprio tutta tutta - possa davvero essere uno strumento per superare l'empasse di questi mesi?
Anche in questa situazione, così difficile, credo che l'unica chance che abbiamo sia quella di ripartire dai problemi. Dai problemi reali. E credo che il documento sia importante da questo punto di vista.

Perché? Cosa vedi di così nuovo in quel documento?
In quell'analisi, ma soprattutto in quelle proposte, vedo la possibilità di costruire una vera convergenza contro il governo della destra. E se mi permetti, ci vedo una possibilità di superare i limiti che si sono manifestati in questi mesi post-sconfitta...

In pillole: come definiresti quei limiti?
Credo che sia sotto gli occhi di tutti che dopo il disastro, tutte le varie parti che compongono la sinistra abbiano commesso lo stesso errore: voler ripartire da sé.

Cosa intendi quando parli di tutti i pezzi della sinistra?
Parlo di tutti. Sia di chi, come me, pensa sia giusto e irrimandabile la costruzione di un nuovo soggetto ampio e plurale della sinistra, sia chi ritiene prioritario ricostruire la propria identità. Tutti però ci siamo comportati in modo autoreferenziale. Dimenticandoci che anche in questa fase abbiamo dei compiti rispetto al paese. Ecco perché dico che quel documento è importante: disegna un'azione politica comune, fa da base al rilancio delle battaglie di opposizione.

Opposizione che non potrà più essere solo contro il governo delle destre, visto che su alcuni temi Berlusconi può contare sul sostegno del piddì. Non è così?
L'opposizione deve partire dai bisogni del paese. Che oggi, su questo sono d'accordo, sono stretti fra le politiche della destra, che sono inadeguate rispetto a tutti gli altri paesi, compresi quelli dove sono al governo i conservatori, e il Pd. Che oscilla fra altisonanti dichiarazioni di contrapposizione a Berlusconi e una tentazione, sempre più forte, di cedere al consociativismo. Un piddì che ha scelto di isolare la Cgil....

Già, perché Veltroni ha scelto di rompere col vecchio «bacino di utenza» del Pds?
Ha fatto una scelta di campo, precisa. Al sindacato non assegna più il ruolo di tutela del lavoro ma lo vuole subalterno ed integrato. Esattamente il modello neocorporativo della Cisl. Veltroni ha scelto Bonanni, insomma.

Parlavi dell'opposizione.
Ce n'è bisogno. Opposizione che certo non può essere rappresentata da un partito come quello di Di Pietro, che magari contesta il premier su alcuni temi ma tralascia intenzionalmente qualsiasi cosa riguardi gli aspetti sociali. No, sono convinto che la drammaticità della crisi imponga una presenza della sinistra.

Che dovrà dire cosa?
Esattamente quello che è enunciato nel manifesto. Che si riparte dalla difesa del lavoro, che si chiede il blocco dei licenziamenti. Che si comincia a impostare una nuova idea di politiche industriali. Pensa al passaggio dedicato al settore dell'auto, la madre di ogni riforma dell'assetto industriale, che credo sia uno dei più innovativi del manifesto. Ecco, lì, in quelle frasi, si delinea chiaramente un diverso rapporto fra modello di sviluppo e ambiente, che può essere la cifra di una nuova sinistra.

Ma tutto ciò, i firmatari di questo documento, la sinistra, insomma, devono comunque fare i conti con un nodo: fra quattro mesi si vota.
Come la penso è noto. Credo che sia opportuno che la sinistra, tanto più dopo aver trovato una convergenza sul che fare, possa e debba trovare la strada per presentarsi assieme alle europee. Detto questo, sono però rispettosissimo di cosa deciderà ogni singola forza. Di più: credo che qualunque cosa si pensi sul futuro, sul futuro della propria organizzazione, credo che oggi ci sia la necessità di convergere per provare a ridar voce alle vittime di un disastro economico. dal quale si vorrebbe uscire rimettendo in piedi gli stessi meccanismi che l'hanno provocato.

Non ti affascina, dunque, l'idea del Manifesto di «saltare un giro»? Non ti piace la proposta di disertare, per una volta, il turno elettorale?
No, non mi piace affatto. Io la penso esattamente come la Rossanda. Voglio una sinistra che ci sia, nel paese e nelle istituzioni.

Liberazione, 3 febbraio 2009

   
 
         
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