Ma un coordinamento a sinistra esiste già
Lettera a Paolo Ferrero sul comitato 11 ottobre
Liberazione, 14 dicembre 2008

Alcuni giorni fa Paolo Ferrero ha rilanciato la sua proposta di un coordinamento di tutte le forze di sinistra per costruire l’opposizione a Berlusconi. Vorremmo ricordare a Ferrero che questo coordinamento esiste già, e ad esso partecipano esponenti di Rifondazione che vi rappresentano ufficialmente il partito di cui egli è segretario. Si tratta del comitato che ha promosso e organizzato la manifestazione dell’11 ottobre e che prova a dare un seguito a quell’evento, nella condizione nuova determinata dagli effetti convergenti dell’esplosione di un’opposizione sociale alla destra – che sta nascendo nella scuola, nelle università e sui posti di lavoro - e la recessione economica che si sta abbattendo sul Paese.
Siamo all’opera, cercando da un lato di definire una piattaforma di iniziativa politica sui temi della crisi economica su cui chiedere il 19 dicembre in una riunione prevista a Firenze la convergenza dei partiti della sinistra, dall’altro di assecondare l’adesione dei movimenti della scuola delle diverse città italiane allo sciopero generale indetto dalla Cgil il 12 dicembre, di suggerire ai diversi movimenti nati da vertenze sul territorio (dalla Val di Susa a Vicenza, a Chiaiano) di dotarsi di un coordinamento nazionale, di sostenere la lotta contro il ritorno al nucleare civile promossa dal comitato costituitosi per iniziativa di Grandi, Scalia, Mattioli, Guidoni e altri.
Ora è vero che si sta lavorando in un quadro di sostanziale disattenzione di pressoché tutte le forze politiche che pure alla manifestazione dell’11 ottobre hanno aderito e partecipato. Ma allora questo dovrebbe essere il problema da porre. La difficoltà da parte di tutti i partiti e delle correnti di sinistra, qualunque siano le prospettive per cui lavorano, di dare priorità al compito di costruire un’opposizione politica degna di questo nome alla destra è forse il sintomo più evidente della loro medesima crisi. Si tratta cioè di una sinistra che s’interroga più sul suo destino che su come possa essere percepita dal Paese. Su questo è necessario produrre un’inversione di rotta. E ad essa dovrebbe essere sensibile soprattutto quella parte che sa che il suo ruolo non può essere garantito da antiche identità e certezze. Che insomma c’è bisogno di una sinistra nuova. Ma che essa non può essere pensata in funzione di come ci si presenta alle elezioni europee. “Affar loro”, penserà e dirà anche quella parte ampia di cittadini italiani che sente la necessità di contrastare la destra ma non vede chi sia in grado di coprire quel vuoto enorme che il Partito democratico non riuscirà mai a colmare.
Per tutte queste ragioni continuare sulla via tracciata l’11 ottobre e ben presto abbandonata dai partiti di sinistra, per coltivare antiche identità o per confutarne l’attualità, richiede soprattutto coerenza. E, infatti, solo costruendo una comune piattaforma a sinistra nell’azione di contrasto alle destre è possibile ipotizzare una lista comune per tutte le sinistre alle elezioni europee, come da più parti si comincia a suggerire. Senza questa intesa nella lotta contro le destre la proposta di una lista comune suonerebbe come un espediente nella polemica interna alla sinistra, e in primo luogo a Rifondazione. Ma contemporaneamente è difficile rendere plausibile una convergenza di tutta la sinistra, come auspica il segretario di Rifondazione, escludendo pregiudizialmente la possibilità che un’intesa su questo terreno possa e debba dar vita a una coalizione elettorale in vista delle elezioni amministrative e europee.
Non si tratta di caricare una simile alleanza di chissà quali aspettative (come con una certa leggerezza è accaduto per la Sinistra l’Arcobaleno). E’ molto probabile che non ci si schiodi in maniera sensibile dal deludente risultato delle elezioni politiche. Ma almeno non si darà al Paese lo spettacolo di un rissoso ceto politico impegnato a spartirsi le spoglie di una sinistra residuale e messa ai margini. Potrebbe esserci invece un messaggio di unità e di speranza di cui, se fossero lungimiranti, potrebbero più di altri avvantaggiarsi tutti coloro che a sinistra più che la testa al passato dicono di avere lo sguardo rivolto al futuro.

Scritto con Giorgio Mele.

Liberazione, 14 dicembre 2008

   
 
         
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