In piazza la possibilità di costruire un'alternativa democratica alla destra

rossodisera.info, 30 ottobre 2008

Oggi l'Italia ha vissuto momenti che non hanno precedenti nella storia recente del Paese. Non si tratta solo della marea di insegnanti, studenti e personale non docente che ha invaso le vie di Roma, dividendosi immediatamente in tre o quattro cortei che hanno paralizzato il centro della capitale, gremito piazza del Popolo mentre piazza della Repubblica e il percorso stabilito erano affollati continuamente da persone in arrivo, assediato il ministero dell'Istruzione, invaso tratti di Grande raccordo anulare. Ma si tratta soprattutto delle centinaia di manifestazioni che, in contemporanea al grande corteo di Roma, si sono svolte in tutta l'Italia, dalla Sicilia alla Valle d'Aosta.
"Insorge l'Italia" ha detto dal palco di piazza del Popolo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. E' un'insurrezione pacifica e serena, forte delle sue ragioni, che sinora è riuscita a isolare e respingere tutti i motivi di tensione che frange di destra, pur presenti nel movimento di protesta, da giorni tentano di alimentare. Fino alle aggressioni di ieri a piazza Navona.
E non è neppure un caso che un Paese, che solo pochi mesi fa si era consegnato alla destra e sembrava succube delle ideologie e del senso comune delle forze di maggioranza di governo, insorge non perché con stipendi e salari non si arriva più a fine mese, non perché crisi economica e recessione internazionale sta già falcidiando posti di lavoro, ma perché la destra ha cercato di colpire al cuore il bene più prezioso che una nazione civile ha a sua disposizione, cioè quella "fabbrica" delle conoscenza che è la scuola pubblica, di riproduzione del sapere e della sua diffusione.
Se sino ad oggi il consenso della maggioranza del Paese attorno alla destra al governo sembrava inossidabile e le manifestazioni che dall'11 al 25 ottobre - della sinistra, di Italia dei Valori e del Pd - avevano significato una scossa dei rispettivi campi dallo smarrimento e dal torpore seguiti alla sconfitta elettorale di aprile, quello che da settimane sta accadendo nella scuola e nell'università, culminato nelle manifestazioni di oggi, può essere veramente un'inversione di tendenza.
Ora gli strumenti per coltivare e irrobustire tale inversione di rotta possono essere più di uno, e la proposta del Pd di ricorrere al referendum per abrogare la legge approvata ieri al Senato ha il merito di indicare una prospettiva al movimento, ma l'importante è che la lotta non si fermi. Intanto perché i colpi che il governo intende infliggere alla scuola pubblica non si fermano al decreto convertito ieri, a cominciare dalla partita tutta aperta del precariato, perché è bene che nelle università si mantenga vivo il clima di queste settimane che rende impossibile a chicchessia di pensare a privatizzare i nostri atenei attraverso la possibilità di trasformarli in Fondazioni. E poi è il momento che il governo si renda conto che non ha di fronte a sé un Paese prono ai suoi voleri, che il progetto di autoritarismo "dolce" che sembrava animare l'azione dei primi mesi non ha lo spazio che si poteva pensare. E che forse sarebbe bene per Berlusconi scendere a più miti consigli se non vuole assumersi la responsabilità di buttare il Paese nel caos.
L'azione quindi per il ritiro delle legge appena approvata è bene che non si fermi, e che soprattutto la gioventù che in queste settimane è scesa in campo per difendere la propria scuola e il diritto al sapere sia messa in condizione di essere padrona del proprio futuro.
Dalla giornata di oggi debbono trarre una lezione anche i sindacati e le forze politiche. Per i sindacati è il caso di riflettere sull'affermazione di Guglielmo Epifani di non mettere a repentaglio
"per un piatto di lenticchie" (credo che si riferisse alla piattaforma di Confindustria sul modello contrattuale che Cisl e Uil sarebbero disposti a formare) l'unità raggiunta. Per le forze politiche sarebbe il caso di uscire dalle proprie "macchinazioni". Per il Pd si tratta di prendere atto che "modelli bipartisan" e "vocazione maggioritaria" con cui hanno affrontato il voto e il post-elezioni non hanno alcun riscontro nella realtà che vive il Paese. E anche per la sinistra la tormentata discussione sulla possibilità di una sua ricostruzione dopo il tracollo delle elezioni di aprile corre il rischio di sembrare una somma di astratte elucubrazioni se essa non sa trovare una sintonia con quello che si muove nel profondo e che la manifestazione della scuola solo in parte ha messo in luce.
Le risorse per riavviare la costruzione di un'alternativa democratica alla destra ci sono. E' quello che ci dice la giornata di oggi. Bisogna solo essere capaci di coglierle.

rossodisera.info, 30 ottobre 2008

   
 
         
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