Fiat di Melfi. Quell’incredibile testimonianza del sindacalista al pubblico ministero

Il Quotidiano della Basilicata, 24 settembre 2010

Non ha precedenti nella storia del sindacato italiano, almeno a mia memoria, quel che ha fatto Roberto Di Maulo presentandosi dal pm di Melfi per testimoniare sul clima di intimidazione, di vero e proprio terrore, che la Fiom avrebbe instaurato alla Fiat di Melfi. E ciò quando tre lavoratori e attivisti sindacali stanno lottando per evitare di perdere il proprio posto di lavoro.
Era da giorni che si era capito che il segretario generale della Fismic era l’asso nella manica di Marchionne e del settimanale di Berlusconi, “Panorama”, reclutato per questa vergognosa quanto surreale campagna sul clima che si respirerebbe alla Sata.
Ma via! C’è veramente qualcuno che può pensare nel 2010, con lo stato cui sono arrivati i rapporti di forza tra capitale e lavoro e anche con l’evoluzione della mentalità che ha investito l’intera società italiana e quindi anche i lavoratori di Melfi, che una fabbrica possa essere alla mercé di gruppi di facinorosi animati da sacro furore antagonista. Ci manca poco che, in questo clima in cui l’assenza di pudore è d’obbligo, si paragoni la Fiom alle Br.
E non sarebbe nemmeno una novità. In verità Marchionne, in effetti, ci ha provato già nel 2007, licenziando in tronco rappresentanti sindacali coinvolti ingiustamente in indagini relative alla ricostruzione di organizzazioni eversive nel nostro Paese. Nel giro di pochi giorni i sospetti si sciolsero come neve al sole ma quei lavoratori dovettero sudare sette camicie per essere reintegrati nel posto di lavoro da cui erano stati estromessi senza ragione.
Ora ci riprova buttando nell’arena un sindacalista, anzi un “segretario generale”, che invoca legge e ordine contro un manipolo di facinorosi.
Ma chi è Roberto Di Maulo, questo “eroe” dei nostri tempi? Ho avuto l’avventura di conoscerlo a metà degli anni Novanta, quando da cronista sindacale dell’”Unità” mi è toccato di seguire giorno e notte al ministero del Lavoro una delle più lunghe e dolorose vertenze per una delle tante ristrutturazioni della Fiat. Si avviava allora quel processo che avrebbe portato alla chiusura dell’Alfa Romeo di Arese, si mandava in cassa integrazione in mobilità la generazione degli impiegati dell’80, quella che aveva dato vita alla marcia dei 40mila. L’amarezza si tagliava a fette: loro che per la Fiat di Romiti ci avevano rimesso la faccia, trattati come gli operai di quindici anni prima. A gestire quella vertenza un sindacato in verità senza molte idee che cercava di campare alla giornata. Lo stesso Claudio Sabattini, che a buon diritto si può considerare il “padre” della Fiom dei giorni nostri, allora segretario regionale della Cgil del Piemonte, era alla ricerca di un improbabile rapporto di concertazione e codeterminazione con l’azienda.
A gestire la vertenza tre giovani responsabili del settore auto dei rispettivi sindacati: Susanna Camusso per la Fiom, Baretta per la Fim e Di Maulo per la Uilm. Quest’ultimo era il più ruspante dei tre, sempre alla ricerca della battuta a effetto per i giornali, attento a come stare sulla notizia, pronto anche a passare qualche informazione pur di avere un titolo il giorno dopo. L’ho visto l’ultima volta nel 2001. Io ero candidato al Senato per l’Ulivo nel collegio di Melfi, lui a un attivo della Uilm del Melfese dove ero stato invitato. Era stupito che fossi lì, destinato a un collegio come si soleva dire “sicuro”. Poteva forse sapere Di Maulo che uno dell’ultima generazione del gruppo dirigente del Pci con la fine di quel partito aveva deciso di trascorrere dieci anni con il taccuino in mano a stare appresso a quelli come lui? Avvertii allora in lui come uno smarrimento, un’amarezza, una frustrazione mal celata. Qualche giorno dopo capii perché. La Uilm non l’aveva voluto al posto di Angeletti che passava alla guida della confederazione. Ma poiché, per parafrasare un vecchio re di Francia una “segreteria generale” vale ben una messa, Di Maulo in men che non si dica passò alla Fismic, l’erede del vecchio sindacato “giallo” degli anni Cinquanta. E di lui da allora non si è saputo più nulla. Che volete che se ne facciano i giornali di un segretario della Fismic che vive di luce riflessa del padrone? Intanto del trio degli anni Novanta Susanna Camusso si appresta a diventare segretaria generale della Cgil, Baretta è deputato del Pd e Di Maulo va a fare visita al pm di Melfi. Che triste fine per il più intraprendente dei tre. Che l’abbia fatto, vittima di una incontenibile vanità frustrata, per ritornare agli onori della cronaca?
Comunque, non so se è mai accaduto che un sindacalista sia stato denunciato per attività antisindacale. Non so nemmeno se sia possibile. Ma se lo fosse, al posto della Fiom non ci penserei due volte.

Il Quotidiano della Basilicata, 24 settembre 2010

   
 
         
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