Dichiarazione

Dichiarazione, 10 agosto 2010

“La sentenza del tribunale di Melfi che condanna per comportamento antisindacale la Fiat a causa del licenziamento dei due delegati sindacali e di un operaio dimostra, con buona pace di Marchionne, che in Italia l’impresa non può permettersi di fare tutto. Che, nonostante le leggi ferree della globalizzazione e la disparità enorme dei rapporti di forza che si sono creati in seguito a esse tra lavoratori e datori di lavoro, l’esercizio della giustizia e l’applicazione della nostra legislazione sul lavoro è ancora possibile nel nostro Paese.
È facile immaginare che se in Italia dovesse prevalere il disegno della destra legata a Berlusconi di revisione della Costituzione nelle parti in cui sottolinea il valore primario del lavoro, di manomissione dello Statuto dei lavoratori e di riduzione dell’indipendenza della magistratura, atti di giustizia come questi diventerebbero impossibili.
Bisogna altresì aggiungere che ha vinto anche la straordinaria manifestazione di solidarietà verso i tre operai colpiti che, immediatamente dopo il provvedimento di licenziamento, ha visto protagonisti centinaia di lavoratori e di lavoratrici della Fiat Melfi senza distinzione di appartenenza alle diverse organizzazioni sindacali.
È un segno che la solidarietà di classe, nei momenti cruciali, è un sentimento non cancellato nella coscienza dei lavoratori, come non è cancellata l’indignazione contro azioni che mettono in discussione oltre ogni limite consentito la dignità dell’individuo sul posto di lavoro”.

Dichiarazione, 10 agosto 2010

   
 
         
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