Immigrazione, un'altra vittima della clandestinità

La terribile morte per assideramento del pastore ucraino Bodhan Romanjuk, rinvenuto cadavere nelle campagne di Melfi in una betoniera abbandonata, induce a riflettere sulle condizioni di vita disumane in cui sono costretti a vivere i lavoratori immigrati, sottoposti a sfruttamento feroce e ad una vita di miseria e di stenti.

Né l’arresto dell’imprenditore agricolo presso il quale lavorava clandestinamente può esimerci da una riflessione più generale sulla legge Bossi-Fini che prevede la soluzione del problema con l’inasprimento delle pene. In questa direzione si producono solamente nuovi sfruttamenti, nuove sofferenze e nuove illegalità, come i fatti dimostrano. Sono necessarie invece nel nostro Paese una nuova politica ed una nuova cultura per fronteggiare l’immigrazione: peculiarità che non appartengono certamente a questa destra che ci governa.

06.02.2003

   
 
         
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