La Traficante a Coca-Cola.
O i consorzi o arrivano i grandi gruppi.

Come mi è capitato di affermare nei giorni scorsi, l’acquisizione da parte della Coca-Cola dei marchi della Traficante a Rionero non necessariamente costituisce un dato negativo. Da ciò potrebbe, anzi, derivare un ulteriore sviluppo del settore delle acque minerali della zona del Vulture. Ciò non significa che questo non comporti problemi e che da parte della Regione - che, non dimentichiamolo, resta la titolare delle concessioni - non vi debba essere una capacità di iniziativa in più per evitare che in Basilicata resti solo l’imbottigliamento e tutto il resto dell’attività imprenditoriale si sposti altrove.

Resta anche il fatto che quando settori dell’imprenditoria locale passano la mano a attori esterni il rischio di un impoverimento del tessuto civile e della capacità d’intrapresa di una comunità è reale. E - bisogna dirlo - non era fatale che finisse così. Quando Aurelia Traficante prese, quasi quindici anni fa, nelle sue mani le sorti della sua azienda di famiglia, questa languiva da tempo e così l’intero settore delle acque minerali del Vulture. E’ stata la sua azione di ammodernamento degli impianti e di razionalizzazione della sua impresa che ha fatto da traino a tutte le aziende del settore. Si deve soprattutto a lei, dunque, se le società di acque minerali del Vulture sono vissute per un altro quindicennio conoscendo una fase rinnovata di espansione.

Forse, a questa capacità di innovazione nell’organizzazione degli stabilimenti, anche per merito del ricorso a finanziamenti pubblici, non ha corrisposto da parte degli imprenditori un’altrettanta sensibilità alla necessità di consorziarsi per quel che riguardava la gestione della promozione, del rapporto con le imprese di trasporto, della pubblicità e del marketing, che in questo settore sono più importanti del confezionamento del prodotto.

Le società di acque minerali del Vulture, insomma, erano diventate troppo grandi per sottrarsi alla competizione con i grandi colossi dell’agro-alimentare e rimanere confinate al mercato locale, ma troppo piccole per poter sostenere i costi di promozione e di distribuzione che tale competizione comportava. Non avendo esplorato la strada della costituzione di un consorzio comune, a un certo punto era inevitabile che si passasse la mano a aziende di ben altra dimensione. L’ha fatto per prima la Gaudianello, risolvendo così alla grande i suoi antichi problemi. Adesso è toccato alla Traficante.

Ora, è evidente che non vi sono alternative a quello dell’ingresso dei grandi gruppi nel settore delle acque minerali del Vulture. Ma queste considerazioni debbono servire non a piangere sul latte versato, ma perché gli imprenditori di altri settori, a partire dai vitivinicultori dell’Aglianico, non ripetano lo stesso errore e comprendano per tempo che a un certo grado di sviluppo solo l’unione può consentire il confronto su un mercato globale come quello agro-alimentare dove il fattore immagine ha un ruolo e soprattutto costi sempre crescenti.

Per le acque minerali del Vulture si apre con la cessione della Traficante alla Coca-Cola un nuovo capitolo. Tocca ai poteri pubblici e alle organizzazioni sindacali affrontarlo in modo vigile ma aperto ai possibili sviluppi positivi per un settore cruciale per lo sviluppo anche qualitativo dell’economia lucana.

"La Gazzetta del Mezzogiorno", 16 febbraio 2006

   
 
         
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