Troppi pregiudizi da parte dell'Aias.

Si trascina ormai da settimane la protesta dei lavoratori e delle famiglie servite dall'Aias di Melfi verso la Regione. La loro richiesta di sapere le ragioni per le quali un accordo sottoscritto con i responsabili dell'Aias nel 2000 non è stato realizzato è con ogni evidenza legittima e merita una risposta chiara da parte delle istituzioni regionali.

Ma perché questa risposta ci sia, è necessario che tutti si atteggino in questa vicenda con onestà intellettuale e spirito di verità. Quando questo accadrà, forse si riuscirà a comprendere che la ragione principale che ha impedito di dare attuazione a quell'accordo, che ha il merito di risolvere nella sostanza il problema degli esuberi precedenti nell'Aias di Melfi, sta nel fatto che i dirigenti dell'associazione fanno dell'attribuzione dei fondi necessari per un loro progetto che riguarda la riabilitazione di terzo livello con l'istituzione di relativi posti letto una questione pregiudiziale. E lo è fino al punto che essa appare ostativa all'applicazione delle altre parti dell'accordo che riguardano invece aspetti relativi all'attività che l'Aias già svolge. Per di più si rifiutano di siglare con l'Asl i contratti relativi all'erogazione di servizi in corso e per i quali si riceve danaro pubblico, generando una situazione se non di irregolarità di mancata perfezione dei rapporti.
Del resto il gruppo dirigente dell'Aias di Melfi non è nuovo a forme di pressione improprie nei riguardi della Regione.

Vi sono stati momenti nei quali gli stipendi non percepiti dai dipendenti sono arrivate a più di una mensilità arretrata. In altri si sono attuati licenziamenti poi rientrati. E tutto ciò è stato utilizzato come strumento di contrattazione. Come stupirsi che Cgil e Cisl si siano sottratte a questo gioco e puntino nei rapporti tra Aias e regione a svolgere una funzione sindacale che non sia prigioniera di interessi e spinte sostanzialmente di carattere lobbistico?

Credo che sia del tutto legittimo avanzare seri dubbi che l'Aias di Melfi abbia tutte le competenze necessarie per avviare un'esperienza di riabilitazione del terzo livello, che ha pochi precedenti in Italia e del livello del Gaslini di Genova, che abbisogna per giustificarne la realizzazione di un bacino di utenza con una popolazione di 8 milioni di abitanti. Il servizio sanitario in Basilicata può realisticamente darsi un obiettivo di tal fatta? Se è così, lo inserisca nel suo piano sanitario, decida indipendentemente da pressioni di sorta a quale struttura pubblica affidare il compito di realizzarlo, quali rapporti con il privato sono necessari nell'esclusivo interesse del servizio e della comunità.

Ma per questo ci vuole tutto il tempo necessario per fare i necessari approfondimenti e arrivare a una valutazione d'insieme che rimetta la questione sul terreno proprio della programmazione sanitaria regionale. E' sensato lasciare i lavoratori e gli utenti dell'Aias n ell'incertezza per quel che riguarda l'applicazione di tutte le altre parti dell'accordo? E che senso ha che siano proprio i dirigenti dell'Aias e una parte dei lavoratori a mantenere aperta una questione che potrebbe essere risolta con ragionevolezza e con la obiettiva soddisfazione di tutti?

D'altro canto anche alla Regione tocca fare chiarezza sulle scelte sanitarie che riguardano il Melfese e tutta la zona nord della Basilicata, per dissipare ombre e sospetti che possono essere una delle cause del davvero singolare comportamento di chi oggi alimenta l'agitazione dell'Aias di Melfi. Sui destini del Crob di Rionero non sono stati dissolti tutti i timori relativi a un suo futuro che mantenga in piedi gli obiettivi di eccellenza che la Regione aveva stabilito. Vi sono da chiarire meglio che le aspettative nel campo della riabilitazione di diverse strutture pubbliche e private - dall'Aias di Melfi a Muro Lucano a Aderenza - non sono in competizione tra di loro. E se lo fossero, dire una parola chiara e conclusiva.

Insomma, sappiamo tutti che i temi inerenti alla sanità hanno relazioni strettissime con la crescita o la diminuzione del consenso politico e elettorale, ma una politica che ambisca a svolgere una effettiva funzione di governo non può essere oltre il lecito prigioniera di questo vincolo. Per questa ragione verso la dirigenza dell'Aias e dei lavoratori che la sostengono bisogna mantenere un confronto improntato a apertura ma nello stesso tempo fermo, se non vogliamo precipitare tutti in una spirale senza ritorno.

"La Gazzetta del Mezzogiorno", 11 marzo 2003

   
 
         
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