Lettera aperta ai lavoratori della Parmalat di Vitalba.

Alle lavoratrici e ai lavoratori della Parmalat
della zona industriale di Vitalba

Care compagne e cari compagni,
a partire dall’inizio di gennaio dobbiamo sicuramente affrontare insieme la difficilissima situazione che si è creata nel gruppo a cui il vostro stabilimento appartiene. Purtroppo quella di cui ci stiamo occupando è una vicenda che non sarà né semplice e né breve e che ci impegnerà per un lungo periodo.

Il nostro obiettivo di fronte alle scelte - che è poco definire scellerate - di chi ha diretto la Parmalat è quello di difendere i posti di lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno, e evitare che a farne le spese sia l’assetto produttivo di un comparto strategico della nostra economia qual è il settore agro-alimentare.

Nel corso di questi giorni l’attenzione si è maggiormente concentrata su come risarcire i risparmiatori che, attraverso la mediazione delle banche, avevano investito nelle obbligazioni della Parmalat. Questo è giusto. Ma, a mio parere, è ancora più importante intervenire tempestivamente per ché siano salvaguardati i livelli occupazionali, la produzione industriale, e la stessa integrità del gruppo di fronte a possibili ipotesi di smembramento.

Si tratta di difendere innanzitutto il posto di chi lavora. Ma si tratta anche di evitare che un altro tassello si aggiunga alla smantellamento delle attività di valore strategico che da oltre un decennio ha investito l’industria del nostro paese.
La vicenda Parmalat non è un caso isolato, né solo un episodio di malcostume imprenditoriale, ma si inserisce in un processo più generale che dovrebbe suscitare una grande preoccupazione per i destini del paese.

E’ ormai evidente che l’estrema finanziarizzazione del capitalismo dell’epoca attuale, cioè del liberismo e della globalizzazione, è il principale fattore scatenante delle crisi che investono sempre più spesso i grandi gruppi. C ’è stato l’anno scorso il caso della Enron negli Stati Uniti che ha contribuito a rendere più complicata la crisi economica americana. Parmalat e Cirio si collocano dentro questa linea di tendenza. Il fatto che i movimenti di Borsa e la costituzione di società a “scatole cinesi”, il cui unico scopo è quello di spostare risorse finanziarie da una parte all’altra, siano più importanti di ciò che si produce e si vende ha come conseguenza il fatto che tutto questo movimento di danaro alla fine divora se stesso. Per l’Italia, inoltre, si pone il problema che rischiano di scomparire a ogni crisi settori industriali strategici, con il pericolo che il nostro paese diventi sempre più piccolo e marginale nella divisione internazionale del lavoro. Nei primi anni Novanta il fallimento delle avventure finanziarie di Gardini e De Benedetti hanno prodotto la scomparsa della chimica e dell’informatica italiana. La vicenda Fiat dello scorso anno ha messo in evidenza tutti i rischi di ridimensionamento del settore dell’auto. Ora tocca al settore agro-alimentare?

Non possiamo permettercelo. Non se lo può permettere l’Italia. E ormai il declino della nostra industria rischia di essere così generalizzato che solo una nuova stagione dell’intervento del potere pubblico nell’economia può produrre un’inversione di tendenza.
Mi sono soffermato su questi aspetti che possono sembrare troppo più grandi di noi perché penso che riusciremo a difendere lo stabilimento di Vitalba quanto più sapremo collegare la nostra lotta a questa dimensione più ampia. Del resto è questa la lezione che dovremmo tutti apprendere dalla splendida lotta condotta a Scanzano contro il deposito delle scorie nucleari.

In questa battaglia sappiate che sarò permanentemente al vostro fianco e sebbene so bene che i vostri cuori sono pieni di preoccupazione e inquietudine per il vostro futuro permettetimi di farvi comunque gli auguri di un felice Anno nuovo.

28 dicembre 2003

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista