Qualcuno sa spiegarmi perchè Bubbico non dovrebbe più guidare la regione in futuro?

Caro Direttore,
ringrazio Nino Grasso per aver voluto prestare attenzione a un mio articolo, apparso su lla Gazzetta del Mezzogiorno, sulle conseguenze che la classe dirigente del centrosinistra dovrebbe trarre dalla vicenda di Scanzano, e anche per i lusinghieri apprezzamenti che ha voluto fare sulla mia persona. Ma mi vedo costretto a procurare (come egli scrive) al mio gentile interlocutore"una ennesima, grande delusione" che, purtroppo - egli sostiene - rischia di essere prima "personale" che politica. Me ne dispiace. Ma non posso sottacere il fatto di non condividere gli argomenti sviluppati da Grasso nel suo commento di giovedì scorso, se non per un aspetto. Colpisce anche me, infatti, che sulle questioni che ho sollevato stenta a nascere una discussione. E trovo in verità singolare che ad occuparsi delle mie considerazioni sia un opinionista certo intelligente come Grasso ma che, scrivendo per un giornale di opposizione, di questa esprime in un certo senso umori e orientamenti, invece che i principali destinatar i dei miei argomenti. Naturalmente con alcune eccezioni, come quella del segretario di Rifondazione comunista.

Mi riferisco, è ovvio, al ceto politico del centrosinistra. Ma non solo. Su come debba cambiare la politica democratica dopo Scanzano le forze intellettuali della regione non hanno proprio nulla da dire? E non hanno opinioni in merito il mondo delle imprese e quello del lavoro? Oppure gli esponenti di quel movimento spontaneo che nelle giornate "calde" della lotta ha visto impegnati tanti giovani?

Vorrei intanto dire a Grasso: si rassicuri. Scanzano non è destinata a essere una "favola" buona per scrivere edificanti articoli sulla riforma della politica nei dì di festa. Qualunque siano le conseguenze che ne sapranno trarre i dirigenti del centrosinistra lucano, resta il fatto che un'intera regione ha saputo fare ciò in cui non sono riusciti i girotondi sulla legge Cirami, il movimento per la pace sulla guerra in Iraq, il complesso delle opposizioni sulla sciagurata politica economica del governo. La Basilicata è riuscita cioè a far fare un passo indietro a Berlusconi. E questo è stato possibile perché in quei giorni nella regione si è realizzato un circolo virtuoso tra istituzioni, politica democratica e opinione pubblica che ha pochi precedenti. Sono cose che non si cancellano.

Grasso, inoltre, invoca come un esempio di quella svolta nel rapporto tra società civile e politica da me auspicata la proposta di andare all'esercizio provvisorio del Bilancio regionale avanzata dai tre consiglieri della maggioranza Mollica, Belisario e Pennacchia, con l'argomento che, così facendo, ci sarebbe il tempo sufficiente per una più partecipata discussione alle linee fondamentali della politica regionale e alle scelte di governo. Ebbene a me sembra che questa impost azione assume un significato che è l'esatto contrario di quello che le attribuisce Nino Grasso. Mi pare, cioè, che essa sia l'esempio più evidente di come anche nell'ambito del centrosinistra sia dura a morire una vecchia idea della politica.

Grasso dovrebbe ricordare che proprio l'aver legato la verifica tra le forze del centrosinistra conclusasi nell'autunno all'approvazione del Dapef ha oggettivamente contribuito a restringere i tempi entro cui contenere la discussione finalizzata all'approvazione del Bilancio. Ebbene, questa richiesta di ricorrere all'esercizio provvisorio è figlia della stessa cultura politica. E come nel caso del Dapef l'aver avuto più tempo a disposizione non ha prodotto alcun cambiamento di rilievo rispetto all'impianto originario, ma solo l'elezione di Vito De Filippo a Presidente del Consiglio regionale, così è facile prevedere che il ricorso all'esercizio provvisorio servirebbe a partorire - casomai - esiti simili a quelli prodotti dallo slittamento del Dapef.

Superare una vecchia concezione della politica significa anche che, quando ci sono problemi nei rapporti tra forze politiche legati a questioni di assetto e di organigramma, lo si dica con chiarezza e li si discuta alla luce del sole, senza necessariamente sollevare cortine fumogene.

Ora, è del tutto legittimo che i partiti più piccoli del centrosinistra lucano sentano come intollerabile il peso costituito dai rapporti tra Ds e Margherita che, per forza di cose, costituiscono la spina dorsale della coalizione. E è pure vero che una più pluralistica articolazione dell'alleanza sarebbe forse anche auspicabile. Ma Mollica, Belisario e Pennacchia non arriveranno a realizzare questo obiettivo continuando a agitare la bandiera dell'esercizio provvisorio.

Insomma se ci sono problemi di assetto si discuta di questi e si lasci stare il bilancio. E su questi si chieda esplicitamente il consenso dell'opinione pubblica. A tal proposito, per esempio, qualcuno ha provato a spiegare non a me, che sosterrò qualsiasi soluzione sia in grado di produrre la più vasta unità del centrosinistra, ma ai 100mila che hanno sfilato il 23 novembre tra Policoro e Scanzano perché Filippo Bubbico non dovrebbe più guidare la Regione nella prossima legislatura?

"La Nuova Basilicata", 18 gennaio 2004

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista