Canoni per gli usi civici: attendere la legge nazionale.

L’amministrazione comunale di Venosa ha deciso di iscrivere a ruolo il pagamento dei canoni per i terreni gravati da “usi civici” applicando la legge regionale che disciplina la materia. Niente da dire sulla legittimità della decisione. Più di un’osservazione invece si può fare sull’opportunità di una così tempestiva applicazione della legge regionale che viene vissuta da tantissimi cittadini di Venosa interessati come una vera e propria angheria su terreni che a tutti gli effetti sono di loro proprietà.

Sia chiaro: la Regione ha fatto quello che ha potuto nell’ambito delle leggi nazionali vigenti e quindi nessuna responsabilità le si può addebitare per la situazione che si è venuta a creare. Ma è mia opinione che il Comune avrebbe potuto soprassedere all’applicazione della legge regionale perché è in fase avanzata la discussione su importanti modifiche alla legge nazionale che potrebbero chiudere definitivamente questa partita plurisecolare degli usi civici in realtà come Venosa e altri comuni limitrofi, a cominciare da Banzi.

Ora l’amministrazione comunale di Venosa ha deciso di far pagare il canone. Affar suo: ne risponderà ai cittadini. E tuttavia, probabilmente, è bene che l’opinione pubblica sia informata delle opportunità che la discussione in corso al Senato può offrire a coloro che sono direttamente interessati quando la nuova legge sarà approvata.

Il testo della discussione al Senato, a mio parere con eccessiva larghezza, consente l’affrancamento dei terreni gravati da usi civici e usurpati da privati per un periodo superiore a venti anni. Il testo attuale intende comprendere le situazioni presenti nella nostra regione, e in genere in tutto il Mezzogiorno, entro le norme generali per l’affrancamento dei beni pubblici usurpati. Io penso invece che la nuova legge debba contenere un articolo che faccia esplicito riferimento alla situazione delle antiche “province napoletane e siciliane”, e quindi alla particolarità del problema degli “usi civici” in Basilicata e nel Mezzogiorno. Nel nostro caso, infatti, si tratta di tutt’altra cosa rispetto all’usurpazione di beni pubblici o collettivi, essendo il fenomeno che ci riguarda relativo alla regolarizzazione del processo di assegnazione a privati di quote di terreni, derivanti dalla demanializzazione di feudi soprattutto ecclesiastici, avvenuto nel corso della prima metà dell’Ottocento, e del diritto alla loro alienazione a partire dalle leggi in materia del periodo napoleonico e loro successive revisioni precedenti la stessa unità d’Italia. Insomma, una storia vecchia di circa duecento anni che anche al lume di buon senso dovrebbe essere sanata con il riconoscimento della piena proprietà degli attuali “quotisti” attraverso un’operazione di affrancamento da parte dei Comuni, anche in deroga alla norma che fissa in quindici volte il canone enfiteutico il valore dell’affrancamento. Insomma con una cifra, oserei dire, quasi simbolica.

E’ quello che bisognerebbe fare secondo un elementare principio di equità. E’ quello per cui mi sto battendo nella discussione in corso al Senato. E per ben due volte – nel momento in cui ho presentato il mio progetto di legge, ora che l’ho trasformato in emendamento – ho chiesto a tutte le amministrazioni del Melfese e dell’Alto Bradano, sia di centrodestra che di centrosinistra, di attivarsi verso i propri riferimenti politici a livello parlamentare perché questa posizione venga accolta nel testo definitivo della legge.

Pensano gli amministratori comunali di centrodestra che si tratti, per quanto mi riguarda, di un’azione di parte e non invece di un’iniziativa volta a sanare una stortura dalle antiche origini a esclusivo vantaggio dei cittadini interessati? Sembrerebbe che questo sia il loro convincimento dato che non mi risulta che da parte degli amministratori comunali del centrodestra ci sia stata, nonostante il mio sollecito, una qualche iniziativa, verso i senatori di Forza Italia, di Alleanza Nazionale o dell’ Udc.

Io non ho alcun imbarazzo a sostenere che un concorso di forze di ogni parte politica sarebbe opportuno per risolvere definitivamente il problema degli “usi civici” in Basilicata. Altrettanto dovrebbero fare gli amministratori comunali del centrodestra. Se hanno veramente a cuore gli interessi dei cittadini.

"La Gazzetta del Mezzogiorno", 2 luglio 2003

   
 
         
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