Melfi “buco nero” dell'Unione.

Le elezioni amministrative a Melfi sono il vero “buco nero” del centrosinistra in Basilicata. Tanto più evidente in una tornata elettorale che risulta particolarmente positiva per le forze dell'Unione anche laddove – a differenza di Melfi dove si erano superate, soprattutto per opera del gruppo dirigente locale dei Ds, antiche e fino ad ora insanabili divisioni – ci si era presentati divisi. La sconfitta brucia soprattutto a sinistra, dove non si è riusciti ad eleggere nemmeno un consigliere comunale. Non c'è nessuno infatti di Rifondazione, dei Ds, dei comunisti italiani. I Ds soprattutto pagano congiunturalmente la scelta della lista dell'Ulivo dove sono stati penalizzati nella gara per le preferenze.

La sconfitta di Melfi, frutto anche del voto disgiunto a favore del sindaco Navazio, è anche il risultato di un eccesso di personalizzazione delle leadership politiche. Lo dimostrano il grande successo delle liste civiche che fanno riferimento al sindaco. Si potrebbe dire che il modo con cui Veltroni ha vinto a Roma, è lo stesso con il quale Navazio ha vinto a Melfi. Cosa da fenomeni simili ne verrà all'evoluzione del sistema politico nel nostro paese è questione che lascia perplessi. Comunque sarebbe sbagliato ricondurre la sconfitta del centrosinistra a Melfi a ragioni meramente locali o alla fenomenologia generale che vede sindaci, a torto o ragione considerati buoni amministratori, diventare l'epicentro di una variante dell'evoluzione personalistica del sistema politico italiano.

Bisogna cominciare invece a vedere come Melfi costituisca il punto maggiormente scoperto di una reazione di rigetto da parte dell'opinione pubblica del Melfese nel suo complesso del modello prevalente di formazione del consenso da parte del centrosinistra lucano. A Melfi questa reazione può assumere anche i tratti del campanilismo e del populismo. Ma se vogliamo evitare che tutto questo diventi senso comune, dobbiamo guardare in faccia alla realtà. Già nelle passate elezioni regionali la vera e propria debacle dell'Ulivo nel Melfese, solo in parte recuperata alle elezioni politiche soprattutto per merito dei Ds, doveva costituire un campanello d'allarme.
Così non è stato. Né possono essere state decisive le iniziative che anche a sinistra sono state assunte per la costi-tuzione della provincia di Melfi. Avulse da una scelta di politica regionale che non si limitasse al rituale riconoscimento della legittimità di tale rivendicazione, sono per forza di cose apparse scarsamente incisive e strumentali.

Bisogna prendere atto che nel Melfese, per il peso dell'insediamento Fiat e per il dinamismo di tanti settori imprenditoriali, per una certa tradizione di autonomia delle forze intellettuali, un sistema di relazioni tutto asservito al potere politico non produce consenso come altrove. Ne sapranno prendere coscienza i gruppi dirigenti del centrosinistra locale e sapranno a partire da essa sviluppare nel dibattito interno al centrosinistra lucano una sana e costruttiva dialettica?

Questa in fondo è la sfida del futuro su cui è possibile realizzare quella svolta di cui Melfi ha bisogno.

Decanter, n. 2, 2006

   
 
         
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