Enzo Cervellino

In: Humanitas, fides et cultura in Enzo Cervellino, a cura di Giuseppina Cervellino, Calice Editori, Rionero in Vulture 2015

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Nel 1958 avevo dieci anni, ma ricordo come fosse commentata nella mia famiglia la battaglia aperta da Enzo Cervellino nella Dc lucana per la sua candidatura alla Camera e poi per la sua elezione al Parlamento (mancata per l’ostilità aperta e dichiarata dell’intero gruppo dirigente regionale del suo partito). Credo di poter affermare che, sul piano locale, quella vicenda costituì il mio primo affacciarsi, con la curiosità di un bambino, ai fatti dell’agire collettivo e della politica, come in un certo senso due anni prima, sul piano generale, lo fu l’invasione sovietica dell’Ungheria che in maniera ovviamente incerta e confusa colpì la mia immaginazione.
È noto come Emilio Colombo non tollerasse nella sua Dc in Basilicata posizioni autonome, soprattutto nei rapporti con i gruppi dirigenti nazionali che non fossero mediati dalla sua leadership. Quando queste si manifestavano, la lotta era senza quartiere e terminava solo con la morte politica (o l’emigrazione come toccò a Tommaso Morlino, che fu poi tra i più stretti collaboratori di Moro) di coloro che considerava irriducibili avversari interni. Unica eccezione Decio Scardaccione, a patto che non uscisse troppo dai confini del suo feudo in Val d’Agri.
Nel 1958 Enzo Cervellino fu una delle vittime più illustri di questa concezione quasi proprietaria che Colombo aveva della Dc lucana. Una brillante e rapida carriera politica sembrò allora precocemente e definitivamente troncata. E altre figure, come quella di Donato Martiello, giovanissimo sindaco nel 1959, si affacciarono alla ribalta della Dc di Rionero.
Nel suo partito l’ostracismo verso Cervellino durò alcuni anni, ma a differenza di altri che avevano condiviso la sua battaglia (come Alberto Viceconte sindaco di Francavilla sul Sinni per una vita intera) egli non abbandonò la DC. Cervellino – in questo più simile a Verrastro, allo stesso Colombo e a Moro, che non al suo referente nazionale che era Fanfani – arrivava alla Dc attraverso una lunga militanza nelle organizzazioni cattoliche, dall’Azione Cattolica al Movimento Laureati Cattolici di cui fu a lungo dirigente regionale. E ciò lo rendeva immune da qualsiasi tentazione trasformistica nonostante le condizioni difficili in cui venne a trovarsi.
Alle origini di questa peculiare caratteristica, che rendeva Cervellino nella Dc di Rionero diverso dal complesso dei suoi gruppi dirigenti in genere facenti capo a famiglie notabilari come i Brienza e, per un certo periodo, i Lopes e gli Amorosino, vi è probabilmente il segno lasciato nella sua formazione dalla Chiesa della sua città natale, Venosa, che da mons. Virgilio a mons. Talucci ha dato nel corso dei decenni esponenti di spicco alla stessa gerarchia ecclesiastica del Mezzogiorno. A partire da questo suo radicamento nel movimento cattolico, dopo la battuta di arresto del 1958, Cervellino riprende il suo cammino nei gruppi dirigenti della DC. Sindaco di Rionero negli anni sessanta, dal 1970 al 1975 consigliere regionale e assessore, di nuovo sindaco della sua città di adozione durante il terremoto del 1980.
E’ un’azione, quella di Cervellino, fatta a diretto contatto con le dinamiche del gruppo dirigente nazionale della DC. Nel primo numero di “Nuove Cronache Lucane”, il periodico della componente fanfaniana in Basilicata che si costituisce dopo il 1959 in forma organizzata per reazione alla formazione della nuova componente dei dorotei, di cui Colombo è tra i maggiori esponenti, Raffaele Tirico ricostruisce le tappe della formazione della corrente fanfaniana in Basilicata e il ruolo preminente svoltovi da Cervellino che ne è a tutti gli effetti il leader. La costruzione del centrosinistra e l’interlocuzione con il PSI anche in Basilicata sono la sua bandiera anche nel cruciale passaggio, per la DC e per l’Italia, del governo Tambroni nel 1960.
Tuttavia, a Rionero la presenza di Enzo Cervellino che più ha lasciato il segno, a mio parere, è quella di uomo di scuola. Egli anzi è stato il principale protagonista della costruzione del sistema scolastico di Rionero in Vulture, dove senza l’iniziativa di Cervellino e di altre personalità come quella dell’avvocato Caggiano non vi sarebbero state scuole. Intanto egli arriva a Rionero, da poco laureato, chiamato a fondare e dirigere la scuola media che nasce privata e tale resta fino a metà degli anni cinquanta. Privati nascono poi il Ginnasio e l’Istituto Magistrale che egli promuove e dirige tra fine anni Cinquanta e anni Sessanta. Né in questo c’era una sottovalutazione del ruolo primario della scuola pubblica, perché appena costituiti inizia la battaglia per la loro statalizzazione. Fu – come si comprende dalle testimonianze del prof. Antonio Masucci e di Michele Traficante, ospitate nel sito web di Pasquale Tucciariello – un’iniziativa di grande valore che rese possibile, negli anni del “miracolo economico”, la scolarizzazione di massa non solo delle giovani generazioni di Rionero, ma della montagna del Melfese, da Ruvo a San Fele, e delle campagne di Atella e di parte di quelle della stessa Avigliano.
Vi è poi il lavoro di studioso di Cervellino che costituisce un patrimonio di grande valore. Egli fu essenzialmente un grande “erudito”, come è testimoniato dalla sua ultima, monumentale, opera su Rionero in Vulture e dintorni, Regio Vulturis, una puntuale ricostruzione documentaria e bibliografica degli studi di storia locale, in parte compendio e conclusione sistematica delle sue ricerche precedenti – dal saggio sulle poesie dialettali di Vincenzo Granata al repertorio delle epigrafi e delle lapidi di Rionero – e in parte atto d’amore appassionato per il suo comune di adozione.
Insomma, una personalità ricca e complessa quella di Enzo Cervellino. Così almeno essa mi è sempre apparsa, osservandola per ragioni di appartenenza politica e generazionale molto spesso da lontano. Una personalità con cui Rionero sovente si è misurata con fatica, e dal cui rapporto ha ricevuto più che dato. Cosa che va detta senza rammarico alcuno, perché al momento del consuntivo di una vita per una personalità politica non c’è bilancio migliore, nel rapporto con il territorio di riferimento della sua azione, che quello che si è dato prevalga su ciò che si è ricevuto.


In: Humanitas, fides et cultura in Enzo Cervellino, a cura di Giuseppina Cervellino, Calice Editori, Rionero in Vulture 2015

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