Emilio Colombo
La grandezza politica e la controversa eredità

Decanter, 1/2, 2013

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La lunga esistenza di Emilio Colombo è giunta al termine alla vigilia dell’esaurimento ormai irreversibile, con le prossime elezioni regionali, di quel regime politico che è stato fino ad oggi il centrosinistra in Basilicata. E Colombo di quel regime - per qualche aspetto anche suo malgrado - era stato assunto come il “padre nobile”, il punto di riferimento indiscusso, l’artefice esclusivo di quella Basilicata moderna di cui il centrosinistra lucano si è proclamato l’erede.
Non è forse un caso che i più zelanti sostenitori dell’idea che Emilio Colombo sia stato l’unica fonte d’ispirazione, e che a lui solo bisogna far risalire la genealogia dell’attuale centrosinistra lucano e del PD della regione, siano – da Folino, a Bubbico e a Speranza – coloro che provengono dalle file dei Ds. Segno questo, probabilmente, che sul finire degli anni Ottanta il Pci, anche in Basilicata, non solo aveva esaurito la sua funzione politica ma aveva rapidamente consumato anche la sua autonomia culturale e la capacità di esercitare egemonia verso quella parte dell’elettorato lucano che fino ad allora aveva rappresentato.
Non c’è dubbio che a determinare questa sorta di unanimità attorno alla figura e al ruolo di Emilio Colombo abbia concorso il fatto, innegabile, che se egli nel ’94 con la fine dei partiti di massa, e quindi con la dissoluzione della Dc, non si fosse orientato verso il centrosinistra, la storia politica della Basilicata dell’ultimo ventennio sarebbe stata diversa. Di questo a sinistra chiunque gli deve essere grato.
E, tuttavia, questo ci dice anche dei limiti dei caratteri costitutivi del centrosinistra lucano che stanno alla base della sua crisi attuale. Dalla Dc colombiana il centrosinistra ha ereditato il rapporto ancillare della società verso la politica, la sua subalternità, la costruzione del consenso per filiere familistiche e clientelari, senza nemmeno quel cemento ideale – complice i “trenta anni gloriosi” che hanno seguito la seconda guerra mondiale e il “miracolo economico” che ne è derivato – della sfida della modernizzazione e della rottura di un atavico isolamento che la Dc di Colombo ha rappresentato per tanti lucani.
Che questa funzione di riferimento per tutta la regione Colombo abbia potuto esercitarla soprattutto in ragione del fatto che fosse una personalità politica di statura nazionale e internazionale non c’è ombra di dubbio. Infatti, sino a quando la Dc è esistita, egli è stato tra i grandi di quel partito, al livello di Moro e Andreotti e diverso sia dall’uno che dall’altro, che dell’ambivalente carattere della Dc nell’epoca della contrapposizione dei blocchi e di quel “doppio Stato” che ha reso così fragile la Repubblica democratica hanno costituito gli antipodi. E soprattutto a lui va ascritto il merito di aver cercato di risolvere quell’ambivalenza, che rendeva fragili le basi democratiche dello Stato repubblicano, cercando di ancorare la costruzione di una democrazia “normale” alla prospettiva dell’integrazione europea.
Ora, quando sarà superata l’emozione di una scomparsa che è risultata improvvisa nonostante l’età avanzata per la lucidità e l’acume dei suoi contributi recenti al dibattito politico, è mia opinione che la Basilicata saprà far tesoro dell’eredità di Colombo se egli verrà restituito alla sua funzione di uomo di parte.
Egli fu essenzialmente tale, e lo fu anche con un piglio e un sentimento “totalizzanti” nei rapporti con la Basilicata. Nella sua regione Colombo, infatti, non ammetteva avversari, né dentro la Dc né fuori. Né tollerava il ruolo di una forza politica come il Pci, che almeno fino a quanto è stata autonoma era estranea a ogni forma di cooptazione.
Fare questa operazione non significa sminuire la grandezza eccezionale di una personalità come quella di Emilio Colombo, ma al contrario esaltarla a tutto tondo. E non è, infatti, un caso che il libro più bello a lui dedicato, da cui emerge anche l’originalità e lo spessore del rapporto con la sua regione e soprattutto con Potenza, sia un testo molto aspro nei suoi confronti. Mi riferisco al Cemento del potere di Leonardo Sacco.
Una cosa comunque è certa. La nuova Basilicata, che speriamo ci sia consegnata dalla prossima consultazione elettorale, non potrà esimersi dal fare i conti con l’eredità di Colombo. Dal modo in cui lo farà dipenderà se sapremo costruire un futuro che sia un cammino di libertà.


Decanter, 1/2, 2013

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