Dopo le Province, Regione a rischio

Decanter, 3, 2012

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La riduzione delle Province decisa dal governo sta mettendo a dura prova la già fragile coesione territoriale della Basilicata. Già la vicenda della soppressione del tribunale di Melfi aveva alimentato nel corso dell’estate tensioni e ostilità nei riguardi di Lagonegro e Lauria che godrebbero di protezioni politiche (leggi Pittella) che Melfese e Alto Bradano non possono vantare. Ma sulla vicenda delle Province si rischia di superare il limite di guardia. La soluzione proposta da Vito De Filippo e fatta propria dal Consiglio regionale, che poteva ambire ad essere un compromesso di alto profilo (Matera capoluogo della provincia unica e Potenza della Regione) ha avuto breve vita, affossata dal veto del Consiglio comunale di Potenza.
E ora s’innescano le spinte centrifughe. A Matera si raccolgono le firme per passare alla Puglia e, a seguito delle inchieste della Finanza su come è stato speso il finanziamento dei gruppi consiliari, c’è chi lascia intendere che persino la Regione è un lusso che la Basilicata non si può permettere. Eppure non sono così lontani i tempi in cui la nostra passava come la Regione modello del Mezzogiorno, in cui Ginosa dalla Puglia voleva passare in Basilicata e nel vallo di Diano si sognava la costituzione della Grande Lucania. Ora il rischio è che, dopo le Province, le piccole Regioni siano destinate allo scioglimento.
Bisognerebbe dire con più determinazione che, specie nell’azione di alcuni esponenti del governo Monti, si nasconde un attacco al ruolo delle autonomie locali e una pulsione neocentralista. So bene che la politica non sempre ha le carte in regola per poterlo fare e il federalismo pasticciato imposto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, fatta per inseguire la Lega sul suo terreno, ha tolto ogni credito al sistema delle autonomie locali, un tempo fiore all’occhiello della nostra Repubblica. Ma non si può assistere impotenti allo svuotamento del nostro sistema democratico.
Per la Basilicata e le sue istituzioni vi sono diversi modi per reagire alla soppressione di una delle due province. Il Consiglio regionale promuova una discussione sul ruolo di Matera rispetto all’intera regione e contemporaneamente punti all’associazione dei comuni come reazione all’impoverimento dei livelli di rappresentanza nella regione, anche in relazione a una progressiva assunzione da parte dei comuni associati di compiti e funzioni che sono ora di una pletora eccessiva di enti strumentali. Sarebbe anche possibile che così si ottenga insieme una riduzione dei costi della politica e un rafforzamento della democrazia.


Decanter, 3, 2012

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