La nuova direzione di Decanter

Decanter, 3-4, 2011

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Decanter da questo numero ha una nuova Direzione e si avvia a darsi un nuovo assetto redazionale che, al momento in cui verrà completato, consentirà alla rivista di avere un rapporto più ravvicinato con le diverse aree della regione e l’intero suo panorama politico culturale. Si tratta di una scelta che è maturata unitariamente, anche attraverso una lunga e laboriosa discussione, nel nucleo che la rivista l’ha fatta in questi ormai otto lunghi anni della sua vita.
Tutto è cambiato da quando Decanter ha visto la luce. Sono cambiati i partiti. Il centrosinistra lucano, sulla cui carica riformatrice avevamo scommesso sia pure con un approccio critico alla sua concreta esperienza di governo, è attraversato da segni di involuzione. E l’esigenza di una discontinuità, di cui tuttavia è difficile valutare l’ampiezza e la durata, viene sempre più avvertita da settori dell’opinione pubblica.
Quando è nata, Decanter era saldamente insediato nei Ds e espressione della sua sinistra interna con uno sguardo privilegiato ai rapporti con Rifondazione e con il sindacato, in particolare con la Cgil. Di tutto ciò è rimasta solo la Cgil. Quello che ci spingeva a dar vita a una rivista di cultura politica regionale era la convinzione che il concentrarsi in quel 2004 di lotte sociali e democratiche segnate da grandi mobilitazioni di popolo come la vertenza dei 21 giorni alla Fiat di Melfi, la mobilitazione contro il cimitero di scorie nucleari a Scanzano e anche la mobilitazione di Rapolla per un diverso tracciato dell’elettrodotto a alta tensione Matera-Santa Sofia potessero invertire il segno – ancora paternalistico e clientelare – che caratterizzava il sistema politico regionale nonostante l’avvento del centrosinistra alla guida della regione.
Sentivamo l’esigenza di un “laboratorio” saldamente ancorato a sinistra che partecipasse del necessario rinnovamento dello spirito pubblico e del senso comune, che contribuisse a rovesciare, come dicemmo allora parafrasando Gramsci, il rapporto tra “governanti”e “governati”.
Le cose non sono andate come esattamente auspicavamo. Quella spinta dal basso, benché vittoriosa in tutti e tre i casi che abbiamo citato, si è ben presto dispersa e dissolta. Sono sopraggiunti anni in cui – anche complici le vicende giudiziarie che senza eccessivo costrutto hanno investito esponenti delle classi dirigenti della Regione – è prevalso lo smarrimento e il senso di disgregazione. Non tutte le responsabilità per questo stato delle cose è imputabile a chi governa la Basilicata. Veniamo sul piano nazionale da quasi un ventennio di dominio, ma anche di egemonia, della destra berlusconiana. Il Mezzogiorno, e quindi la Basilicata, sono stati abbandonati a se stessi. Sappiamo che chi ha governato la Regione ha dovuto operare spesso senza sponde, senza una politica per il Mezzogiorno. Oggi siamo inoltre sopraffatti dagli effetti della crisi globale e da quelli di un cambiamento di sistema politico di cui non sono chiari gli sbocchi.
Anche noi di Decanter abbiamo avuto la percezione che dovevamo affrontare i cambiamenti in corso e darci strumenti e relazioni che ci mettessero in condizione di fronteggiare i rischi che incombono. Per noi si trattava di reagire alla crisi e alla marginalità di cui soffre la sinistra politica di cui i promotori originari della rivista fanno parte. La scelta che abbiamo fatta è quella di aprire la rivista a altre esperienze e culture :ai movimenti che anche nella regione incominciano a prendere corpo sia pur timidamente dopo i referendum della scorsa primavera e a posizioni del cattolicesimo democratico, ora collocate a sinistra, che in Basilicata – nonostante la pluridecennale cooptazione molecolare nel sistema di potere colombiano e dei suoi eredi – mostrano una vitalità che costituisce una risorsa preziosa al rinnovamento. Ci è sembrato l’unico modo sia per sfuggire all’omologazione verso un sistema politico in crisi che cedere alle sirene dell’antipolitica.
Intanto, dopo che il processo che aveva portato alla costituzione della nuova direzione era arrivato a compimento, uno dei nuovi componenti, Giampaolo D’Andrea, è entrato a far parte del governo Monti. Nessuno di noi, a cominciare da D’Andrea, nonostante la maggior parte di coloro che fanno la rivista guardino con un atteggiamento molto critico, in qualche caso ostile, all’attuale esperienza di governo, hanno ritenuto che questo potesse costituire un ostacolo alla nostra nuova impresa. Siamo in una situazione in cui è difficile prevedere lo sbocco, a tutti li livelli, di questa complessa transizione per alzare frettolose barriere tra di noi e cancellare il dialogo e un confronto critico che hanno la Basilicata e il suo sviluppo democratico come oggetto comune. Siamo tutti in mare aperto e circondati da nebbie fitte. Siamo, come Cristoforo Colombo, alla ricerca delle sponde dell’Asia. A cui non giungeremo mai. Ma troveremo la nostra America? Sapremo riconoscere il mondo nuovo quando ci presenterà davanti? La nuova Direzione di Decanter, per quel che concerne il futuro della Basilicata, ha deciso di provare a farlo insieme.


Decanter, 3-4, 2011

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